18. Le Terapie con Anestetici Locali nelle malattie faringo-laringo-tonsillari, gastroenteriche e urogenitali

Claudio Dell’Anna
AL = Anestetico/i Locale/i; TAL = Terapia/e con Anestetici Locali; DRG = Ganglio della Radice Nervosa Dorsale; SN = Sistema Nervoso; SNC = Sistema Nervoso Centrale; SS = Sistema Simpatico; BGSAL = Blocco del Ganglio Stellato con Anestetici Locali; (GPM = granulociti polimorfonicleati; SNE = Sistema Nervoso Enterico; ev = endovenosa; IBS = Irritable Bowel Syndrome; LTB4 = lipossigenasi proinfiammatoria; INC = Infiammazione Neurogena Cutanea; CPP = Chronic Pelvic Pain; IC/BPS = Interstitial Cystitis/Bladder Pain Syndrome; CGRP = Calcitonin Gene Related Peptide; NANC = innervazione sensoriale non-colinergica non-adenergica; ARDS = Sindrome da Distress Respiratorio Acuto; VM = Ventilazione Meccanica; LPS = lipopolisaccaride; ICAM-1 = molecole di adesione; PCC = Dolore Pelvico Cronico; CSS = Sindromi da Sensibilizzazione (Sensitizzazione) Centrale

Nota dell’autore.

L’Utente può prendere visione di alcuni filmati. Quelli siglati (FTI1)(FTI2)… illustrano tecniche iniettive ma non hanno finalità didattiche poiché alcune registrazioni risalgono a molti anni fa e, nel corso del tempo, molte di esse (analogamente a quanto accade in Chirurgia e nelle farmacoterapie) sono state perfezionate. Qui sono offerte in visione solo per permettere all’Utente di comprendere quanto ampio sia il ventaglio d’azione della metodica e sincerarsi del fatto che i pazienti non mostrano di patire alcuna sofferenza nel corso della loro applicazione

Inteso come “destino preordinato”, il Caso fu oggetto di venerazione presso gli antichi Greci poichè dispensava vantaggi o malanni senza logiche comprensibili rappresentando l’espressione di volontà divine ammantate di mistero. Per gli antichi Romani esso fu associato all’immagine della dea Fortuna: una donna che, a causa della cecità, dispensava con arbitrio lieti o infausti eventi allontanandosi rapidamente da chiunque avesse premiato o percosso grazie alle ali di cui erano dotati i suoi piedi. Per alcuni credenti in confessioni monoteiste il Caso è lo pseudonimo a cui Dio fa ricorso quando non intende apporre la firma su taluni accadimenti. Comunque lo si voglia intendere il Caso segnò il destino di numerose importantissime scoperte scientifiche e qui, per la loro importanza nell’economia di questa trattazione, se ne citeranno tre che avvennero nel primo trentennio del XX° Secolo. 

Il britannico Sir William Maddock Bayliss (1860-1924) fu un fisiologo di altissimo profilo: presso il Wadham College di Oxford si era distinto nello studio delle attività bioelettriche connesse alla secrezione salivare sotto la guida del professor John Burdon Sanderson. Conseguita la Laurea di Prima Classe entrò all’University College di Londra dapprima come assistente del professor Edward Sharpey-Schafer e poi al Guy’s Hospital al fianco di Ernest Henry Starling (il fisiologo che formulò la legge del cuore che tutt’oggi porta il suo nome). E’ degno di nota che la collaborazione con Starling favorì la formulazione del concetto di “ormone”. Bayliss studiò anche la circolazione ematica cerebrale, gli enzimi e la loro funzione e fu tra i fondatori della Biochemical Society. Nel 1912 venne istituita appositamente per lui la prima Cattedra di Fisiologia Generale presso l’University College di Londra. Tra la fine del XIX° e l’inizio del XX° Secolo gli studi sul midollo spinale godettero di un sensibile incremento e Bayliss vi prese parte osservando gli effetti biologici conseguenti alla stimolazione del Ganglio della Radice Dorsale (DRG). Si tratta di un centro nervoso molto vicino al midollo spinale che ospita neuroni afferenti da cui si diparte una fibra più lunga che trasmette centripetamente le sensibilità raccolte dalla periferia tissutale e una più breve che proietta il segnale verso il corno posteriore del midollo spinale. Inizialmente l’attenzione di Bayliss, e dei tanti studiosi applicati a quelle ricerche, era esclusivamente concentrata sugli effetti centripeti della stimolazione (cioè sulle modificazioni delle strutture midollari su cui si proiettava lo stimolo) finché un errore materiale di un suo collaboratore lo costrinse a interrompere per alcuni minuti l’esperimento. L’imprevisto suscitò la sua irritazione e qualcuno disse che la sua bocca espresse parole sconvenienti per un sir quale egli era ma quando “tornò sul pezzo” poté sincerarsi che il distretto somatico periferico, quello alimentato dalla fibra nervosa più lunga, esibiva evidenti manifestazioni infiammatorie: rossore, vasodilatazione e incremento della temperatura. Al quel tempo non erano noti i messaggeri pro-infiammatori che esprimono i nervi sensitivi quando siano stimolati e altrettanto ignoto era il fraseggio molecolare tra il versante nervoso e quello immunitario. In difetto di quelle nozioni Bayliss poté soltanto ipotizzare che il fenomeno apparentemente bizzarro a cui aveva avuto occasione di assistere si verificava poiché la stimolazione di un nervo sensitivo attivava “in parallelo” anche fibre nervose, sconosciute fino ad allora, dotate di funzioni vasodilatatorie. Quando numerose ripetizioni dell’esperimento lo convinsero che quanto aveva osservato non corrispondeva a un evento eccezionale ma costituivano la regola redasse il famoso articolo che venne pubblicato su un numero del 1901 della rivista The Journal of Physiology: “Sull’origine dal midollo spinale delle fibre vasodilatatorie della zampa posteriore e sulla natura di tali fibre[6]. Probabilmente fu la prima identificazione di uno dei principali fenomeni che caratterizzano quella che oggi è nota come “Infiammazione Neurogenica” (IN): uno degli argomenti più importanti per la comprensione del rationale delle Terapie con Anestetici Locali (TAL).

Nel primo trentennio del XX° Secolo il Caso volle baciare anche la fronte del laringoiatra Gustav Spieß e del radiologo Ludwig Bayer. Solitamente esso premia chi si lascia incuriosire da eventi inattesi e questa attitudine mentale mise i due personaggi sulle tracce dei meccanismi neurogeni alla base dei processi infiammatori indicando loro la possibilità di controllarli mediante Terapie con Anestetici Locali (TAL). 

Tedesco di Kronberg im Taunus, piccola cittadina dell’Assia, il medico laringoiatra Gustav Spieß ancora giovane si distinse nello staff che operò di noduli alle corde vocali il Kaiser Guglielmo II e per la sua competenza nelle disfonie che affliggevano attori e cantanti. Nel 1914 fu ordinato professore universitario di Rinolaringoiatria e la sua carriera accademica si fregiò di numerose pubblicazioni sulla semeiologia laringoiatrica, la radioterapia, la radiodiagnostica e la tubercolosi laringea. La procaina, il nuovo Anestetico Locale (AL) di sintesi, stava rapidamente sostituendo la cocaina nell’armamentario medico e Spieß fu tra i primi a impiegarla. La sua abilità nell’effettuare tonsillectomie gli permetteva di disporre i pazienti “in batteria” di dieci-dodici soggetti ai quali, uno dopo l’altro, infiltrava con procaina la mucosa peritonsillare. Una volta effettuata l’infiltrazione all’ultimo paziente il primo già era pronto per l’asportazione delle tonsille e così, nell’arco di mezz’ora, tutti avevano ricevuto il previsto atto chirurgico senza patire dolore. Un giorno durante la sessione operatoria un imprevisto lo costrinse a inserire una pausa di alcuni minuti tra le anestesie locali appena effettuate e gli atti chirurgici programmati. Quando tornò presso i suoi pazienti notò che alcuni di loro ora presentavano più pallida la mucosa faringea che poco prima egli stesso aveva visto arrossata e in taluni le tonsille apparivano sensibilmente decongestionate. Già in passato si era reso conto che i pazienti che avevano ricevuto l’anestesia locale prima della tonsillectomia guarivano più velocemente e pativano meno del dolore della fase post-operatoria rispetto a chi non l’aveva ricevuta ma ora, grazie a quel breve intervallo di tempo inseritosi fortuitamente dopo l’anestesia locale, aveva potuto accertare che essa poteva esprimere tangibili effetti antinfiammatori. Ne cercò la riprova sperimentando l’iniezione di procaina attorno a focolai infiammatori dermoepidermici (foruncoli, favi e ascessi) pervenendo alle stesse conclusioni. Spieß segnalò la sua esperienza sugli effetti antinfiammatori degli AL [57] e sul loro impiego nel trattamento della tubercolosi laringea [57]. “Se con l’anestesia locale si bloccano i riflessi che partono dal focus infiammatorio e viaggiano sui nervi sensitivi centripeti si può inibire la manifestazione dell’infiammazione, ma talora, anche quando l’infiammazione sia già realizzata, l’anestesia locale può mitigarla[57].

Alcuni anni dopo, nella sua frequente variante della serendipità, il Caso fece un inatteso dono anche a un radiologo tedesco che potè confermare per mezzo di obiettivazioni radiologiche ed esperienze cliniche quanto già era stato segnalato da Spieß e da Bayliss. Nei primi decenni del XX° Secolo la Radiologia ancora non riusciva a rispondere a tutti i quesiti con i quali i chirurghi dovevano misurarsi e così talora accadeva a questi di aprire l’addome di soggetti che presentavano patologie funzionali scambiate per patologie di interesse chirurgico. Ciò avveniva perché le radiografie scattate dopo che il paziente aveva assunto il mezzo di contrasto a base di bario, pur rendendo evidenti le difficoltà del suo transito, non sempre riuscivano a indicare se queste erano dovute a spasmi viscerali oppure a stenosi organiche neoplastiche o tubercolari. Per questa ragione i chirurghi delI’Ospedale Comunale di Offenbach (un tempo cittadina sul fiume Meno, oggi assorbita dalla metropoli di Francoforte) sollecitarono il radiologo Ludwig Bayer, apprezzato per l’impegno con cui si cimentava nella soluzione di diversi problemi tecnici, perché studiasse qualche espediente per aggirare l’ostacolo. E’ opportuno precisare che il radiologo Bayer non vantava alcuna parentela con l’omonimo titolare di quel colorificio che, grazie all’esito della guerra franco-prussiana, si sarebbe convertito in una delle industrie chimico-farmaceutiche più potenti del mondo. Un giorno il nostro radiologo immaginò che l’effetto spasmolitico dell’AL procaina, somministrato per bocca o per clisma, avrebbe potuto rivelarsi utile per aggirare il problema che gli era stato posto e iniziò a studiarne dosi e concentrazioni che consentissero di differenziare le stenosi organiche dagli spasmi funzionali del tubo digerente. La sperimentazione fu condotta su numerosi pazienti sofferenti di varie patologie gastroenteriche e richiese tempo ma fu coronata da un successo straordinario e del tutto inatteso. In occasione di un convegno di Chirurgia che si tenne nel 1934 a Berlino Ludwig Bayer produsse una comunicazione che venne pubblicata solo due anni dopo: “Nell’effettuare indagini radiologiche dello stomaco spesso mi imbattevo nella difficoltà rappresentata dallo spasmo del piloro che non consentiva una buona distribuzione del mezzo di contrasto …mi domandai quale sostanza potesse inibire lo spasmo pilorico senza alterare profondamente la peristalsi gastrica poiché questa è una delle funzioni la cui valutazione è utile per la diagnosi. Tanto l’atropina che la papaverina la inibiscono troppo. Accertai che in concentrazioni comprese tra 0,25% e 0,5% la procaina inibisce rapidamente lo spasmo pilorico senza stravolgere la dinamica dello svuotamento gastrico e così si potevano rilevare anche lesioni organiche altrimenti non visualizzabili come certe ulcere duodenali mascherate dal passaggio troppo rapido del mezzo di contrasto.  Ma dopo qualche tempo accadde qualcosa di assolutamente imprevisto: numerosi pazienti a cui avevo somministrato procaina per os o per clisma per i menzionati scopi diagnostici tornarono a riferirmi che per giorni la loro condizione clinica era nettamente migliorata e molti mi chiesero di riceverne ulteriori somministrazioni…. Partito alla ricerca di un ausilio radiodiagnostico mi sono imbattuto in una risorsa terapeutica del tutto imprevista. In un malato di ulcera con uno spasmo pilorico molto severo che trattavo quotidianamente con boli di procaina rilevai radiologicamente la progressiva riduzione della lesione fino alla sua scomparsa e, con essa, la remissione della severa sintomatologia doloroso-dispeptica” [5]. A quanti chiesero ulteriori dettagli su quella sua originalissima esperienza il radiologo dichiarò: “In numerosi malati cronici di colite e gastrite a ogni ripetizione del trattamento sembrava verificarsi il graduale miglioramento della patologia quasi che questa fosse mossa da un movimento pendolare che la procaina riusciva a ricondurre entro oscillazioni sempre più brevi”. 

Tra le più brillanti intuizioni dei personaggi citati (e di altri studiosi loro coevi, specie quelli professanti le TAL) v’era quella che contemplava che nervi e altri imprecisati attori biologici stabilissero interazioni di reciproco rinforzo capaci di realizzare circuiti di dinamiche infiammatorie. A partire da quella intuizione le idee potevano divergere anche di molto sulla tipologia dei nervi coinvolti, sul ruolo del microcircolo, sugli elementi cellulari noti a quel tempo ma restava condivisa l’opinione che gli AL potessero esprimere la capacità di bloccare il “braccio nervoso” di meccanismi infiammatori capaci di reclutare attori non-nervosi. In quegli anni era difficile immaginare quanto poi sarebbe emerso circa gli effetti antinfiammatori degli AL dovuti alla loro “azione diretta” sugli immunociti e sull’endotelio, argomenti questi trattati in dettaglio nei link (34) (35), ma quanto quei “pionieri” avessero visto giusto emerse con forza dopo decenni grazie a ricerche condotte con strumenti e metodi innovativi. All’immagine del “pendolo” suggerita da Bayer venne preferita quella del “circolo vizioso” che, con le successive obiettivazioni delle interazioni neuro-immunologiche alla base dei processi fisiopatologici, riscosse una tale fortuna da resistere fino a oggi quale concetto patogenetico di base valido tanto per i professanti le TAL quanto per ogni altro medico e biologo. Oltre che come espediente diagnostico il radiologo di Offenbach iniziò a sperimentare applicazioni di procaina anche come risorsa terapeutica e dopo numerose osservazioni formulò un protocollo standard che prevedeva un bolo giornaliero per os di 200 cc di procaina allo 0,25 % per dieci giorni consecutivi. In ragione della risposta fornita al trattamento distinse tre categorie nosologiche: le ulcere gastriche acute (che quasi sempre rispondevano al trattamento), quelle croniche (che rispondevano anche se lentamente e talora incompletamente) e i carcinomi gastrici (che non rispondevano affatto). Bayer registrò risultati altrettanto importanti nelle coliti ulcerose mediante clismi giornalieri di procaina e dimostrò che anche le stomatiti e le glossiti potevano beneficiare di sciacqui a base di AL. L’esperienza di Gustav Spieß e la sua tesi che alla genesi dei processi infiammatori vi fossero alcune attività nervose gli erano note e propose che nelle infiammazioni gastroenteriche queste fossero responsabili, oltre che della loro genesi, anche della loro perpetuazione. Rispetto a quelle degli studiosi del suo tempo applicati alle TAL il grande pregio delle sue osservazioni stava nell’applicazione di un valido metodo statistico per raccogliere i risultati, nell’impiego di materiali e metodi omogenei e nella documentazione radiologica dell’efficacia terapeutica dei suoi protocolli. Ai giorni nostri il radiologo è legittimato ad applicare forme di intervento terapeutico (recentemente è sorta la Radiologia Interventistica) ma nei primi decenni del Novecento quella figura era spesso considerata poco più che un ausiliario della diagnostica. Nonostante questo Ludwig Bayer, confortato dalle sue evidenze, si affacciò senza timore al mondo della Medicina Clinica spingendosi a proporre protocolli terapeutici. La sua comunicazione nel congresso a Berlino suscitò negli auditori una risposta aspramente critica argomentata dal semplice fatto che “aveva osato” proporre terapie pur non essendo chirurgo. Le evidenze radiologiche che egli addusse non bastarono a fargli guadagnare l’attenzione che avrebbe meritato e nella chiosa della sua pubblicazione, per non formulare una conclusione in chiave polemica, dichiarò “Quello che ho proposto è un approccio metodologico assolutamente nuovo che, purtroppo, non è ancora suffragato da una casistica sufficiente a consentirgli di superare perplessità e scetticismo” [5]. Oggi sappiamo che egli aveva pienamente ragione ma ci vollero ancora sessant’anni per accertare che numerose malattie, gastroenteriche e non, sono sostenute da interazioni neuro-immunologiche responsabili delle fasi di acuzie e del viraggio verso la cronicità.

In tema di patologie gastroenteriche inizierò a illustrare alcune recenti evidenze sperimentali per passare a quelle emerse dalle esperienze cliniche. Tratterò rapidamente patologie ad andamento cronico (colite ulcerosa, Irritable Bowel Syndrome, eccetera) e patologie acute e/o occasionali (come le peritoniti e l’ileo paralitico post-operatorio) indugiando su alcuni aspetti fisiopatologici e sul razionale del loro controllo mediante TAL. Prenderò poi in esame alcune patologie infiammatorie urogenitali rimarcando le affinità con quelle gastroenteriche sul piano della fisiopatologia e su quello della loro sensibilità alle TAL. A proposito di queste ultime farò una rapida rassegna degli “effetti diretti” degli AL (quando siano somministrati per via e.v. e/o per applicazione su mucose e sierose) e dei loro effetti sulle funzioni nervose. Tanto nelle malattie gastroenteriche quanto in quelle urologiche cercherò di evidenziare come lesioni e patologie periferiche possano promuovere processi di sensitizzazione e centralizzazione come è precisato nel link (31) intraprendendo un percorso ascendente e come, diversamente, esse possano venire innescate “dall’alto” del SNC come è descritto nel link (30). Nell’accostamento dei due gruppi di malattie saranno introdotti concetti recentemente proposti dalla comunità scientifica, come l’organ cross-talcking, che presentano elementi di affinità con il background della più completa tra le TAL: la Terapia Neurale secondo Huneke (TNH). A partire dal ventennio Ottanta-Novanta del Secolo scorso linee di ricerca sui temi di questo capitolo ebbero un notevolissimo impulso in tutto il mondo grazie al lavoro di numerose autorevoli istituzioni scientifiche. Tra le tante mi limito a citare il dipartimento svedese di Anatomia e Biologia Cellulare dell’Università di Göteborg diretto da Stellan Björk e quello di Anestesia, Terapia Intensiva e Specialità Chirurgiche dell’Ospedale Universitario Sahlgrenska di Mölndal guidato da Jean Cassuto e, infine, il team canadese di Ricerca Gastrointestinale e Neuroscienze dell’Università di Calgary diretto da Donna-Marie McCafferty. Incontreremo nuovamente queste personalità e questi centri di ricerca nel capitolo dedicato all’herpes zoster, alle ustioni e ad altre patologie degli epiteli cutanei e mucosi (19). Nelle pagine seguenti emergerà come numerose e varie applicazioni terapeutiche degli AL non corrispondano a idee scaturite in ristretti club di TNH il cui “l’ingresso è riservato ai soci” ma, al contrario, come esse siano fondate su robuste evidenze cliniche e sperimentali e persino in forte accordo con indicazioni provenienti dalla comunità medico-scientifica internazionale.

Nel decennio Ottanta la ricerca sperimentale condotta su conigli e ratti dimostrò che gli AL risultano efficaci contro le infiammazioni acute della mucosa enterica. In questi modelli animali (come del resto in tutta la Zoologia Superiore) la peritonite sperimentale si manifesta con un forte aumento dell’aderenza intercellulare e con il rilascio di immunocomplessi nell’essudato. Una ricerca “apripista” del 1980 condotta da studiosi britannici comprovò che entrambi i fenomeni risultano inibiti dalla lidocaina e che questa riduce l’infiammazione almeno dieci volte di più di quanto possa il metilprednisolone. Nella peritonite indotta nei ratti un bolo di 1,5 mg/kg di lidocaina seguito dalla infusione di 0,3 mg/kg-1/min-1 per la durata dell’esperimento soppresse l’accumulo di Granulociti Polimorfonucleati (GPM) [38]. In quegli anni era già noto il ruolo cruciale dei macrofagi nelle infiammazioni intestinali e ricerche condotte sulle fasi della manipolazione degli immunocomplessi da parte dei macrofagi peritoneali dimostrarono che la lidocaina inibisce selettivamente la loro attività di digestione degli aggregati di immunoglobuline [28]. Dopo ostruzione sperimentale del digiuno l’azione antinfiammatoria sulla parete intestinale espressa dal pretrattamento della sierosa con AL si può protrarre fino a venti ore e si ritiene che un’efficacia così prolungata sia dovuta alla sommazione degli effetti del “blocco” del Sistema Nervoso Enterico (SNE) e di quelli che la lidocaina esprime direttamente sui numerosi elementi cellulari implicati nella cascata infiammatoria. Sono stati studiati anche gli effetti del pre- e del post-trattamento topico della superficie peritoneale con lidocaina sulle peritoniti indotte da HCl: la lidocaina ha indotto una sensibile diminuzione della permeabilità del microcircolo misurato attraverso l’entità dello stravaso di albumina blu di Evans [54]. Nei ratti venne dimostrato in diversi modelli di colite sperimentale che tanto la lidocaina quanto la ropivacaina esibiscono importanti effetti protettivi [40]. Nella colite indotta da acido trinitrobenzene solfonico sono stati osservati effetti benefici della lidocaina applicata localmente sulla mucosa o somministrata per via e.v. e inoltre, se somministrata 30 minuti prima dell’erogazione dell’acido, può ridurre in modo dose-dipendente la gravità della colite anche dopo la sua induzione con evidente riduzione del numero di granulociti attratti e attivati [42] in armonia con quanto è noto sui meccanismi della “Pre-Anesthesia” secondo George Washington Crile (09). Il ruolo patogenetico dei nervi adrenergici emerge in queste malattie poiché la simpaticectomia è già sufficiente a ridurne la gravità [43] ed è indubbio che in diversi tessuti la lidocaina influenzi la sintesi delle Prostaglandine E (PGE): mucosa e sottomucosa gastrica umana sono state incubate per 30 minuti a 37 gradi C con lidocaina a concentrazioni di 5, 50 e 250 microgrammi di mL-1. La concentrazione più alta ha ridotto i livelli di PGE, di trombossano B2 e di 6-cheto-PGF1α. Gli Autori della ricerca fecero notare che, fortunatamente, possono essere somministrate per os dosi anche elevate di lidocaina dato l’ampio metabolismo a cui essa è sottoposta nel fegato, stazione di primo passaggio [20].

Un modello sperimentale di colite cronica molto efficace dal punto di vista paradigmatico venne elaborato nel 1996 da Raj Goyal e Ikuo Hirano, ricercatori presso due importanti istituzioni scientifiche: il Brockton-West Roxbury Veterans Affairs Medical Center e l’Harvard Medical School di Boston. Durante il costante monitoraggio di numerosi parametri funzionali nervosi e immunitari essi indussero nell’intestino di animali un’infezione sperimentale da Clostridium Difficile. La reazione antigene-anticorpo che ne scaturì generò un circoscritto processo infiammatorio che attivò il neurone afferente splancnico (il primo della serie dei tre neuroni afferenti a partenza dall’intestino) diretto al corno posteriore del segmento spinale di sua competenza. Se in breve tempo l’infiammazione non si risolveva spontaneamente il ganglio del neurone afferente attivato iniziava a rilasciare neuropeptidi e prostaglandine, potenti attivatori in senso pro-infiammatorio di varie famiglie di immunociti (granulociti, mastociti, eccetera). Il rilascio di citochine e chemiochine da parte degli immunociti attivati provocò l’estensione e l’aggravamento dell’infiammazione intestinale con il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di neuroni afferenti splancnici: un autentico circolo vizioso neuro-immunologico destinato a generare un’infiammazione sempre più estesa e severa e capace di autoalimentarsi anche dopo la scomparsa dalla scena del Clostridium Difficile (il fattore eziologico che aveva dato avvìo al processo) [21]. Quest’ultimo aspetto è di estrema rilevanza poiché accomuna la maggior parte delle malattie croniche che, generalmente, si sostengono con meccanismi patogenetici autoricorsivi sovente anche quando non vi sia più traccia del primum movens eziologico. Esso conferisce pienamente dignità scientifica e clinica alle TAL poichè queste identificano quale bersaglio quei meccanismi fisiopatologici ricorsivi anziché i diversi possibili agenti eziologici.

Dalle evidenze emerse dalla ricerca sperimentale passiamo ora a quelle offerte dalle osservazioni cliniche. Tra le più frequenti complicanze acute degli interventi di chirurgia addominale e pelvica è annoverato l’ileo paralitico dovuto all’inibizione della motilità del colon. Esso consegue al rilascio intraperitoneale di mediatori dell’infiammazione (istamina, prostaglandine e chinine). In un modello in vivo di ileo ostruttivo nei ratti la lidocaina per via e.v. (2 mg/kg) o spruzzata sulla sierosa enterica sopprime la reazione infiammatoria inibendo l’iperpermeabilità del microcircolo con conseguente riduzione della secrezione di liquidi e dello stravaso di albumina [53]. In pazienti sottoposti a chirurgia addominale maggiore (ad esempio prostatectomia totale) 100 mg di lidocaina in bolo e.v. + 3 mg/min di infusione e.v. continua oppure 2 mg/kg per instillazione intraddominale riducono la durata dell’ileo paralitico e del dolore postoperatorio [23]. Un aspetto del potente effetto antinfiammatorio “diretto” della lidocaina risiede nella sua inibizione della secrezione delle interleuchine IL-8 e IL-1β da parte delle cellule epiteliali enteriche e nella contemporanea stimolazione dell’espressione di antagonisti del recettore dell’IL-1 [33]. Per il metodo rigoroso con cui è stato condotta merita di essere menzionata una ricerca clinica del Dipartimento di Anestesiologia “Rabin Medical Center” dell’Hasharon Hospital di tel Aviv: 65 pazienti di sesso femminile programmate per isterectomia transaddominale sono state valutate in uno studio randomizzato controllato con placebo. Tutte hanno ricevuto l’analgesia epidurale ma venti minuti prima dell’intervento 32 di esse hanno ricevuto lidocaina e.v. mentre 33 hanno ricevuto un’infusione salina. Subito prima e 24, 48 e 72 ore dopo l’intervento chirurgico sono stati raccolti campioni di sangue per misurare la produzione di interleuchine e la risposta mitogenica dei linfociti alla fitoemoagglutinina-M (una lectina che in vitro induce blastogenesi in diverse cellule mononucleate). Nelle pazienti trattate con lidocaina e.v. è stata registrata una minore produzione di IL-1ra e IL-6 e, a confronto con il gruppo di controllo, la proliferazione dei linfociti in risposta alla fitoemoagglutinina-M si è manifestata in forma più prossima agli standard fisiologici. Tali risultati indicano che la lidocaina e.v. pre- e intraoperatoria migliora la gestione del dolore addominale postoperatorio ed esprime spiccate proprietà antinfiammatorie diminuendo la sovraregolazione delle citochine proinfiammatorie indotta da lesioni chirurgiche e da traumi accidentali [64]. Nel 2010 un altro team di ricerca israeliano (del Dipartimento di Gastroenterologia del Chaim Sheba Medical University Center di Tel-Aviv), giunse alla conclusione che, oltre che la secrezione di IL-8 da parte delle cellule epiteliali intestinali, la lidocaina inibisce anche quella dell’IP-10 (Interferon-gamma-induced protein 10) quale “effetto diretto”, cioè indipendente dall’azione espressa sui canali voltaggio-dipendenti del sodio presenti sulle membrane neuronali [34].   

Non c’è spazio per entrare nelle numerose ipotesi patogenetiche riguardanti l’Irritable Bowel Syndrome (IBS). Qui ci si limita a segnalare che tra il 2003 e il 2005 la Divisione di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione dell’Università della Florida diretta dal professor Nicholas Verne condusse due ricerche nelle quali, oltre a ratificare l’efficacia dei clismi a base di lidocaina nella cura dell’IBS, emerse che l’iperalgesia viscerale e a carico dei dermatomeri cutanei neuralmente correlati all’intestino infiammato riflettono meccanismi di sensitizzazione centrale ove entrambe sono dinamicamente mantenute dall’input continuo a partenza dal colon-retto [61][62]. E’ una conferma autorevole a nozioni già sfruttate empiricamente da molti decenni dai medici professanti la TNH: essi infatti vantano una lunga esperienza di cura delle malattie addominali mediante inibizione dell’input continuo a partenza dal colon-retto (i menzionati clismi di procaina di Ludwig Bayer) e/o mediante infiltrazione di AL su nervi, gangli nervosi e distretti cutanei e muscolari neuralmente collegati al tubo digerente. Anche in questa categoria di malattie tutt’altro che secondaria è l’importanza del trattamento con AL dei “Campi di Disturbo” (CdD): lesioni cicatrizzate, anche datate e remote dall’organo bersaglio, a cui i fratelli Huneke associarono capacità patogenetiche “a variabile distanza” (11b) (FMI1). Alimentato dai precedenti progressi delle conoscenze neuroscientifiche, quel ricco patrimonio di esperienze si incrementò specialmente nel ventennio Settanta-Ottanta del XX° Secolo [17][24][48]. A proposito degli effetti antinfiammatori degli AL posti a contatto delle mucose si rammenta l’indicazione di Ludwig Bayer di impiegarli anche in forma di sciaqui nella cura di stomatiti, glossiti e gengiviti che ha trovato recenti conferme in clinica odontostomatologica [31][32]. 

Nelle Coliti Ulcerose (CU) la risposta immunitaria della mucosa comporta l’attivazione di meccanismi umorali e cellulari con coinvolgimento delle cellule B e T e formazione di anticorpi diretti contro batteri, autoantigeni e fattori dietetici [37]. La ricerca mirata all’dentificazione della responsabiità di agenti esterni o di uno specifico clone di cellule immunitarie non è riuscita nell’intento ma è probabile che anche la normale flora enterica possa ricoprire un ruolo nello sviluppo della malattia [56]. Alcuni soggetti esprimono più di altri una suscettibilità genetica per la malattia infiammatoria intestinale ma è verosimile che siano diversi i fattori di rischio che possono interagire e secondo alcuni studiosi si può pensare a un background fisiopatologico poligenetico. Numerose evidenze sulla fisiopatologia della CU hanno confortato la cosiddetta ipotesi dell’iperinnervazione: una prevalenza simpatico-adrenergica sulla componente parasimpatica con vasocostrizione capillare e conseguente danno alle mucose [59] associata al rilascio massiccio di Neuropeptide Y da parte degli elementi nervosi con infiltrazione della mucosa da parte di alcuni sottoinsiemi di linfociti T [9]. In pazienti con CU trattati con l’AL ropivacaina (200 mg due volte al giorno per via rettale) si registrò una forte diminuzione dell’infiammazione con notevole mitigazione dei sintomi già solo dopo due settimane [1] e risultati analoghi vennero registrati con l’impiego di lidocaina [10]. Grazie ai loro effetti diretti sugli immunociti e su altre cellule (trombociti, eritrociti, eccetera) gli AL esibiscono una vasta gamma di attività antinfiammatorie per molti aspetti superiori ai FANS e agli steroidi e con minori effetti collaterali. Come ancora non è sufficientemente noto questa evidenza ne ha suggerito l’applicazione sistemica nel trattamento di varie malattie infiammatorie: ustioni, cistiti interstiziali, CU, artriti, infezioni herpetiche, eccetera. Il loro meccanismo d’azione sembra risiedere in un’interazione reversibile con le proteine e i lipidi membranari capace di regolare l’attività metabolica cellulare, la migrazione, l’esocitosi e la fagocitosi [13]. Il fatto che anche i FANS possono talora offrire qualche vantaggio conferma che gli effetti benefici degli AL per via e.v. sulla funzione intestinale provengono dall’inibizione che essi esercitano sul rilascio di agenti infiammatori [16] ma è degno di nota che l’effetto antinfiammatorio degli AL e il conseguente miglioramento delle funzioni intestinali persista anche oltre le 36 ore dopo l’interruzione dell’infusione, quando i loro livelli sierici sono notevolmente diminuiti [53]. Ciò suggerisce che, oltre che gli “effetti diretti” sugli immunociti, quello degli AL sui nervi eccitati corrisponda a una vera e propria neuromodulazione. In altre parole: l’effetto totale degli AL sulle mucose infiammate è stato correlato sia all’interruzione delle interazioni tra le cellule infiammatorie che al controllo dell’iperattività neuronale adrenergica [8][10]. La  ricerca del gruppo svedese reclutò cento pazienti trattati con clisteri di lidocaina al 2% per un lungo periodo. Benché in due terzi dei casi le precedenti terapie sperimentate fossero fallite tutti i soggetti con proctite risposero al trattamento che durò tra le 3 e le 12 settimane. Nell’arco di 20 mesi il 68% presentò recidive che si mostrarono sensibili a un ulteriore ciclo di cura. Dei 49 patienti con proctosigmoiditie 2/3 presentavano sintomi resistenti a terapie pregresse e uno di loro, non rispondente alla lidocaina, sviluppò una forma acutissima di colite. Altri pazienti che inizialmente non risposero alla lidocaina in modo ottimale successivamente si mostrarono molto più sensibili alle terapie steroidee per clisma. I pazienti furono trattati fino alla scomparsa dalla mucosa intestinale dei linficiti T (OKT4+ e OKT8+) e ciò si verificò in coincidenza col regresso dei sintomi e/o la guarigione nell’83% dei soggetti dopo un trattamento durato tra le 6 e le 34 settimane. Secondo alcuni i clismi di lidocaina indurrebbero anche la riduzione del rilascio di prodotti della lipossigenasi proinfiammatoria LTB4 [40]. Da quanto fin qui illustrato si deve necessariamente concludere che quasi un secolo fa Ludwig Bayer, il radiologo di Offenbach da cui questo capitolo è partito, aveva visto giusto e lontano! 

Incoraggiati dal fatto che il Blocco del Ganglio Stellato con Anestetici Locali (BGSAL) può produrre interessanti effetti su molte funzioni immunocompetenti i ricercatori del Dipartimento di Medicina Interna Geriatrica e del Dipartimento di Neurologia del Cangzhou Central Hospital (Cina) ha recentemente reclutato 120 pazienti già trattati per CU da gennaio 2014 a gennaio 2016 presso l’ospedale centrale di Cangzhou. La ricerca intendeva valutare l’eventuale efficacia del BGSAL quale trattamento della colite ulcerosa cronica, malattia in cui il coinvolgimento del sistema immunitario è accertato. 30 pazienti associati al gruppo di controllo ricevette quattro dosi di sulfasalazina per os due volte al giorno mentre i 90 pazienti del gruppo sperimentale ricevette un BGSAL una volta al giorno per 30 giorni con 10 ml di lidocaina all’1%. Prima e dopo i trattamenti i sintomi clinici e l’attività della malattia sono stati confrontati mediante endoscopie nei due gruppi. A tutti i pazienti è stato inoltre prelevato il sangue nel primo, nel decimo, nel ventesimo e nel trentesimo giorno dal trattamento. Dal punto di vista statistico i due gruppi sono stati confrontati utilizzando il t-test e il test χ di Pearson. Le valutazioni hanno riguardato i tempi di defecazione, il numero di episodi di dolore addominale e tenesmo, la presenza di pus e mucopus nelle feci e il livello ematico delle citochine. La determinazione mediante saggio immunoassorbente enzimatico di IL-8 (interleuchina pro-infiammatoria che nelle CU aumenta notevolmente) ha esibito livelli assai più bassi nel gruppo sperimentale. I ricercatori ne conclusero che il BGSAL può migliorare l’espressività clinica della CU cronica e ridurre il livello degli attori pro-infiammatori implicati [65]. Nel settore di questo sito intitolato “casi clinici ragionati”, tra i filmati dedicati alle malattie infiammatorie, è descritto un caso di CU che presenta aspetti analoghi a quelli descritti nella ricerca menzionata (FMI5).

E’ da tempo che suscita interesse la coesistenza di problematiche intestinali (IBS, coliti croniche, eccetera) con altre patologie a carico di organi pelvici (vestibolite vulvare, prostatodinia/prostatite, eccetera) che spesso sfocia in quella malattia ostinata e refrattaria alle cure nota come Chronic Pelvic Pain (CPP). Nel CPP si determinano fenomeni infiammatori nei quali talora sono identificabili fattori causali diversi per natura e sede (fratture sacro-coccigee, endometriosi, cistiti e/o prostatiti ricorrenti, candidosi vaginali, problematiche ano-rettali, esiti chirurgici di interventi a carico del sistema urogenitale, parto cesareo, eccetera) mentre altre volte non si riscontra alcun fattore causale certo. Questa incertezza ha finalmente orientato l’attenzione di molti studiosi verso i meccanismi della già menzionata infiammazione neurogenica [63] ove più che la capacità lesiva dell’agente eziologico pesa l’efficienza dei circuiti autoricorsivi di interazione neuro-immunologica. Inserire qui le Bladder Pain Syndrome/Interstitial Cystitis (BPS/IC) è una scelta mossa da una precisa motivazione: è dalle conoscenze di queste sindromi e dallo studio dei tanti casi di comorbilità che nella comunità scientifica è emersa l’esigenza di coniare un concetto che concorra a implementare quello di Infiammazione Neurogenica e questo passaggio potrebbe anche accorciare la distanza percepita tra i canoni della medicina accademica e i princìpi su cui si fonda la TNH. Per spiegare la frequenza con cui a disturbi infiammatori urogenitali fanno eco disordini a carico del colon (e viceversa) fino a qualche tempo fa non era offerta altra spiegazione che la migrazione di batteri attraverso le sottili pareti biologiche che separano quegli organi cavi. Questo approccio ha condotto al regolare ricorso a urino- e coprocolture e, anche in caso di risultati negativi, a “bonifiche” effettuate con generose dosi di antibiotici dirette sull’uno o sull’altro versante con le prevedibili conseguenze sulle difese immunitarie locali e generali. Gli sviluppi delle conoscenze neuro-immunologiche hanno invece permesso di formulare il concetto di “organ cross-talk” come la complessa e reciproca comunicazione biologica tra organi distanti mediata da fattori di segnalazione di diversa natura. In virtù di queste correlazioni la disfunzione acuta o cronica in qualsiasi organo può provocare disordini in altri distretti. Citochine, Fattori di Crescita e altre molecole-segnale sono chiamate in causa in processi di disregolazione che possono viaggiare su binari nervosi, neuroendocrini e neuroendocrinoimmunologici e riverberarsi su organi prossimi o remoti dal distretto di partenza. 

Numerosi progressi nel campo delle TAL sono stati possibili attingendo a quelli conseguiti nello studio della fisiopatologia nervosa e negli anni Settanta le innovazioni tecnologiche di supporto alla ricerca iniziarono a consentire importanti passi avanti nelle conoscenze. Gli  interneuroni spinali, elementi cellulari piccoli e privi di specifiche funzioni sensori-motorie, furono tra gli oggetti su cui si accesero molte luci. Presenti per lo più nelle lamine VII e VIII di Rexed della colonna grigia spinale essi sono tutt’oggi di non facile classificazione data la loro varietà morfologica e il diverso grado delle interconnessioni neuronali che esibiscono. Presentano una versatilità funzionale che assegna loro ruoli rilevanti nella correlazione e coordinazione delle funzioni di segmenti spinali tra loro variamente distanti e nella trasmissione di segnali sensoriali e propriocettivi ai centri nervosi superiori. Su questo argomento uno studio “apripista” fu quello pubblicato dai britannici Stephen McMahon e Jordan Morrison all’inizio degli anni Ottanta. Con strumenti per la ricerca elettrofisiologica i due studiosi del King’s College of London identificarono due tipi di interneuroni. Quelli di “tipo A” si trovano in sede sacrale, sono privi di significative proiezioni ascendenti o afferenze dai nervi splancnici lombari e i loro campi recettivi somatici sono allocati nei muscoli, nelle articolazioni e nella cute innervata dai segmenti sacrali. La loro funzione è quella di mediare riflessi vescico- o colon-sfinterici e le interazioni tra colon e vescica osservabili nella via riflessa della minzione. Gli interneuroni del “tipo B” presentano invece brevi assoni ascendenti e afferenze dai nervi splancnici lombari, pelvici e pudendi e i loro campi recettivi somatici sono innervati dai segmenti lombari e sacrali. La loro funzione è sopraintendere ai riflessi vescico-simpatici e colon-simpatici [44]. Redatto in una fase storica in cui il concetto di Infiammazione Neurogenica ancora non si era pienamente affermato ricerche come quella condotta dai due britannici permisero comunque la comprensione di aspetti delle relazioni funzionali tra diversi organi e tessuti e formularono (forse inconsapevolmente) il background neuroscientifico di atti terapeutici contemplati nelle TAL come l’infiltrazione di lembi di cute, di ventri muscolari o di capsule articolari nella cura di numerose malattie viscerali. Secondo recenti studi condotti da Chao Qin e Robert Foreman del Dipartimento di Fisiologia dell’Università dell’Oklahoma (USA) le attività dei neuroni spinali lombosacrali in risposta agli input convergenti dalla vescica urinaria e dal colon suggeriscono che essi possano essere responsabili del cross-talk tra organi viscerali [51]. Lo stesso meccanismo si attiva tra neuroni che trasportano afferenze somatiche e neuroni viscerali come dimostra il fatto che il trattamento con AL di cicatrici dell’area addomino-pelvica (nell’ambito di protocolli di “segmentoterapia”) apporta benefici in molti casi di colite cronica (FMI1) (FMI2).

Al termine di questo capitolo dedicato alle patologie respiratorie è opportuno porsi un quesito: costituisce forse una novità nel panorama medico l’impiego terapeutico degli AL in malattie respiratorie croniche come l’asma e nelle forme acute come l’ARDS? Che la risposta sia “no” già si potrebbe evincere dalle righe di apertura di questo capitolo in cui è stata riportata letteratura internazionale sull’efficacia del BGSAL, ben documentata decenni or sono, nell’asma e nelle ARDS. Già negli anni Sessanta del XX° Secolo Peter Dosch, il medico che raccolse l’eredità dei fratelli Huneke, aveva indicato per la cura dell’asma la TNH [19] ma è il ventennio Settanta-Ottanta che è particolarmente ricco di osservazioni dello stesso segno. All’inizio del decennio Settanta il primario dell’Ospedale Evangelico di Vienna, professor Rudoplh Emich, aveva segnalato l’efficacia della TNH in numerose malattie tra cui l’asma [22]. In quegli anni i rinolaringoiatri Constantin Braemer e Rudolph Wander avevano indicato le infiammazioni acute e pregresse delle vie aeree superiori e dei seni mascellari quali starter patogenetici per numerose forme morbose, fra cui l’asma, e la possibilità di bonificarli mediante infiltrazioni dell’AL procaina [6][74]. Nel link (11) è descritta la natura e l’importanza di tali starter patogenetici che i fratelli Huneke indicarono con il termine Campo di Disturbo (CdD). Nel 1975 il professor Walter Krause, Direttore dell’Istituto Universitario di Anatomia di Vienna e appassionato professante la TNH, aveva pubblicato “L’innervazione delle alte e basse vie respiratorie[34] e alcuni anni dopo il professor Alfred Gisel, anch’egli anatomista presso l’università Viennese, aveva apposto la sua firma a “Sistema Nervoso Vegetativo e Allergia [27]. Winfried Muhri, internista a Graz, fu l’autore di “Asma bronchiale e Neuralterapiain cui descrisse gli effetti favorevoli della combinazione del BGSAL con i ponfi cutanei di procaina sul torace [47]. Nello stesso anno il neurologo di Francoforte Karl Addicks pubblicò “Il controllo neurovegetativo degli organi toracici” in cui illustrò le attività riflesse su cui fa leva il medico professante la TNH: riflessi viscero-viscerali, viscero-cutanei, viscero-motrici e cuti-viscerali [1]. Con la sua versatilità la TNH può controllare numerose forme di asma mediante diverse modalità di applicazione degli AL, anche combinate tra loro, e la più recente letteratura medica internazionale sull’argomento fa conferma pienamente quel dato.

Molto recentemente studiosi delle Università di Berna e di Jena suggeriscono l’applicazione del BGSAL nelle ARDS sostenute da gravi infezioni virali, comprese quelle da Covid-19, anzitutto perchè è giustificato anche dalle più recenti conoscenze sulle sottostanti interazioni neuroimmunologiche [25]. Oggi l’umanità teme l’arrivo di una nuova pandemia: la cosiddetta “influenza aviaria”, sostenuta dal ceppo virale H5N1 e se questo dovesse accadere con ogni probabilità si esprimerebbe con una drammatica impennata statistica di ARDS. Nel caso di questa sfortunata circostanza chi scrive auspica che in tutto il mondo i clinici non dimentichino i risultati registrati con l’applicazione del BGSAL nelle altre ARDS e che in mani esperte esso può essere effettuato in regime ambulatoriale su pazienti non sedati e collaboranti senza arrecare loro alcun grado di sofferenza (FTI2).

In ricerche condotte in anni recenti l’interruzione dell’input neurale a partenza dalla vescica ha ridotto la coesistente irritazione del colon e questo ha suggerito che la sovrapposizione dei disturbi nel CPP possa rappresentare la conseguenza di una sensibilizzazione crociata afferente [60][50][14]. A conclusioni pressoché analoghe è pervenuto il gruppo di ricerca della Divisione di Urologia dell’Università della Pennsylvania diretto dalla dottoressa Anna Malykhina [39]. La prossimità topografica e la condivisione di numerosi livelli segmentari di innervazione ha facilitato lo sviluppo del concetto di organ cross-talk specie nell’area pelvica. Contemplando forti correlazioni tra soggetti biologici anche topograficamente distanti recentemente viene proposto che esso potrebbe vantaggiosamente essere applicato anche in talune malattie sistemiche come l’insulinoresistenza, l’obesità, la steatosi epatica e il diabete tipo 2 [2].

L’attivazione di circuiti del Sistema Nervoso Centrale sostiene una cistite neurogenica. L’evidenza di una infiammazione periferica condizionata centralmente” è il titolo di un articolo del 1998 a firma di Luc Jasmin e dei suoi collaboratori del Dipartimento di Neurochirurgia della Georgetown University Medical Center di Washington [30]. Nell’articolo si riconoscono alcuni elementi già proposti decenni or sono dal neuropatologo sovietico Speranskij (che attraverso lesioni sperimentali diencefaliche provocava forme morbose numerose e varie in distretti somatici periferici) e altri su cui si fonda la TNH. Il team della Georgetown University indusse in ratti  una cistite neurogena mediante l’infezione di specifici circuiti neuronali del Sistema Nervoso Centrale (SNC) con il virus della pseudorabbia. L’infezione rabica presenta un andamento retrogrado e il coinvolgimento dei neuroni prossimi a quelli che innervano la vescica condusse a una risposta immunitaria nel SNC e all’infiammazione della vescica. L’infezione dei circuiti nervosi vescicali e dei circuiti distanti da questi produsse alcune cistiti nei ratti e, quando ciò si verificava, l’assenza del virus nella vescica e nelle urine consentì ai ricercatori di escludere la natura infettiva di quelle infiammazioni. La denervazione totale della vescica, l’inibizione selettiva delle fibre C e la simpaticectomia della vescica inibirono la comparsa di quelle cistiti “indotte dall’alto” senza influenzare il decorso della malattia a carico del SNC. Questo confermò la natura neurogena centrale dell’infiammazione. L’integrità dei circuiti periferici della vescica è necessaria per la comparsa dell’infiammazione a suo carico perché solo le ablazioni del SNC che interessano i circuiti della vescica (la funiculectomia dorsolaterale o ventrolaterale bilaterale o le lesioni bilaterali dell’area del nucleo/locus coeruleus di Barrington) hanno impedito l’insorgenza dell’infiammazione della vescica. La stretta vicinanza nel SNC di circuiti viscerali non infetti a neuroni somatici infetti avrebbe quindi indotto nei primi un “bystander effect” (“effetto spettatore”) conducendo all’attivazione circuiti sensoriali e autonomici che innervano la vescica con la conseguenza della sua infiammazione neurogena [30]. L’importanza di questo studio risiede nell’evidenza che una disfunzione parcellare del SNC può provocare processi morbosi in distretti somatici periferici proprio come Alexandr Speranskij aveva sperimentalmente dimostrato negli anni Trenta del XX° Secolo. Anche nella ricerca condotta nel 2007 nel Dipartmento di Urologia e Microbiologia e Immunologia della Feinberg School of Medicine (Northwestern University di Chicago, Illinois) è stata applicata l’infezione rabica sperimentale per indurre l’infiammazione neurogenica negli organi pelvici. La ricerca pervenne a importanti conclusioni: i visceri interni possono interagire attraverso i riflessi della radice dorsale ove, con la mediazione di interneuroni, effetti presinaptici su un afferente sacrale possono attivare antidromicamente altri afferenti sacrali. Come suggeriscono numerosi indicatori il CPP può risultare dalla sommazione e/o dalla convergenza di numerosi input viscerali. Numerose ricerche sperimentali indicano che la resezione dei nervi ipogastrici abbatte la sintomatologia dolorosa. Si direbbe che nella maggior parte dei casi di dolore addomino-pelvico la vescica sia il distretto meno sensibile alle cure poiché il sintomo regredisce più facilmente se la lidocaina è somministrata per clisma rettale piuttosto che per instillazione vescicale [55]. Restando in questo ampio ambito di speculazione circa il rapporto tra la sede di origine della patologia e quella della sua espressione ho trovato molto elegante una recentissima ricerca condotta presso la Facoltà della Salute (Medicina, Odontoiatria e Scienze Umane) dell’Università britannica di Plymouth ove il gruppo della dottoressa Ifeoma Offiah ha testato nella Bladder Pain Syndrome (BPS) l’incidenza di meccanismi centrali a fianco di quelli periferici. Questo studio trasversale ha riguardato 24 soggetti di sesso femminile con diagnosi di BPS a cui sono stati applicati i test “Central Sensitisation Inventory”, il “Kings Health Questionnaire” e misurazioni urodinamiche. Utilizzando una scala di valutazione numerica è stato chiesto alle pazienti di riferire il loro dolore in risposta al riempimento della vescica urinaria e dopo il suo svuotamento. 16 pazienti hanno poi ricevuto l’instillazione intravescicale di 20 ml di lidocaina alcalinizzata al 2% mentre 8 di loro hanno ricevuto l’instillazione di 20 ml di soluzione salina. In entrambi i gruppi le soluzioni sono state lasciate per 20 minuti nella vescica e successivamente è stato nuovamente richiesto il punteggio del dolore e ripetuto l’esame urodinamico. Nel gruppo trattato con lidocaina è stato osservato un aumento del volume urinario statisticamente significativo con Capacità Cistometrica Massima di 192-261 ml mentre nel gruppo di controllo non è stata registrata alcuna differenza significativa. 5 delle 16 partecipanti al gruppo sperimentale non hanno risposto al trattamento con lidocaina dichiarando una qualità della vita significativamente peggiore e mostrando la tendenza a sviluppare Sindromi da Sensibilizzazione Centrale (CSS). Se ne concluse che in 11 partecipanti allo studio la lidocaina aveva migliorato significativamente la Capacità Cistometrica Massima suggerendo che fossero portatori di una malattia “periferica” mentre in 5 soggetti il fallimento della risposta alla lidocaina associato alla tendenza a sviluppare CSS indicava la prevalenza di meccanismi di centralizzazione del binomio dolore/infiammazione vescicale a livello del SNC [47].

La conoscenza di queste e altre nozioni relative all’alimentazione nervosa degli organi addomino-pelvici pone nelle mani del medico che professi la TNH un vasto repertorio di applicazioni di AL da mettere in campo a seconda delle caratteristiche del singolo caso: talora l’AL potrà essere infiltrato nel plesso periuterino o in quello periprostatico, altre volte nella cicatrice del parto cesareo, in quella della episiotomia o nella sincondrosi sacro-iliaca mentre altre volte si potrà optare per clismi rettali e/o per instillazioni intravescicali di AL (FTI7) (FTI87) (FTI9) (FTI10) (FTI21) (FTI25) (FTI26).

Con l’introduzione del concetto di organ cross-talk, che nel corso degli ultimi anni riscuote sempre maggiore interesse, e con evidenze sperimentali come quelle raccolte dal gruppo di Cangzhou il canonico pensiero patogenetico fondato su nessi semplificati tra cause ed effetti oggi non può sottrarsi a una profonda revisione. Inoltre le evidenze menzionate sul ruolo dei meccanismi nervosi nei processi patogenetici costituiscono altrettante lance spezzate a favore del riconoscimento della dignità scientifica delle TAL e, in particolare della TNH.   

Passiamo ora a illustrare alcuni sviluppi delle conoscenze sulle cistiti croniche e sulla possibilità di curarle mediante TAL. In Medicina, anche quando risultino euristici, i processi mentali per analogia non possono essere accolti se non come ipotesi. Pertanto le evidenze sul ruolo delle interazioni neuro-immunologiche alla base patogenetica delle coliti croniche non potevano automaticamente essere trasferite alle cistiti croniche pur se queste, analogamente alle coliti, hanno mostrato di rispondere alle instillazioni di lidocaina. L’evidenza che l’infiammazione neurogenica fosse anche alla base di questo gruppo di malattie provenne da uno studio condotto dal gruppo diretto dalla dottoressa Marietta Hofmeister della Divisione di Patologia Cellulare e Molecolare presso l’Università di Medicina di Pittsburgh (Pennsylvania) ove venne applicato un sofisticato algoritmo per la diagnosi istologica per valutazioni quantitative e morfometriche delle immagini. Vennero così distinti profili istopatologici di patologie varie, come i carcinomi, da quello della cistite interstiziale propriamente detta nel quale emersero i tratti caratteristici dell’infiammazione neurogenica [29]. In anni più recenti il Centro Studi di Uroginecologia di Overland Park del Kansas (USA) condusse una ricerca su un grande numero di casi di patologie pelviche. 408 pazienti vennero suddivisi in quattro sottogruppi: 157 con BPS/IC, 98 con Dolore Pelvico Cronico (CPP), 40 con vulvodinia/dispareunia e altri 113 con quadri clinici non meglio precisati. Tutti i pazienti vennero sottoposti a instillazioni intravesicali di AL e, seppure con alcune differenze, in tutti i gruppi sono stati registrati benefici [12]. L’articolo non offre argomenti a commento di un così largo ventaglio di efficacia degli AL ma, a questo punto, di fronte a chi impiega razionalmente gli AL quale strumento terapeutico si pongono alcuni quesiti: per quanto resistente appaia alle cure è forse la vescica l’organo cruciale attorno al quale ruota la sofferenza di organi prossimi a essa? L’instillazione intravescicale di AL può corrispondere alla sottrazione di uno starter di stimoli irritativi da una somma di starter analoghi sì che la sintomatologia dolorosa sia ricondotta al di sotto di una sorta di “linea di galleggiamento”? L’intervento sulla vescica, organo al centro dell’area pelvica, può interrompe i fenomeni di organ cross-talking di cui prima abbiamo parlato? Il “punto di vista” di chi professa le TAL consente di interpretare un simile risultato terapeutico proponendo che quadri morbosi apparentemente diversi (BPS/IC, prostatodinia, vulvodinia/dispareunia, CPP, eccetera) altro non rappresentino che espressioni diversificate di un unico meccanismo morboso che -da caso a caso, nel corso del tempo e in rapporto a diverse circostanze- si orienta verso target biologici diversi?      

In un numero recente della rivista “Urology” Richard Henry e Alvaro Morales (rispettivamente del Dipartimento di Anestesiologia e Medicina Perioperatoria e di quello di Urologia del Queen’s University di Kingston, Ontario) e Catherine Cahill (del Dipartimento di Anestesiologia e Terapie Perioperatorie dell’Università della California) pubblicano “Al di là del semplice effetto anestetico: la lidocaina nella diagnosi e nel trattamento della sindrome dolorosa da cistite interstiziale[26]. Gli Autori precisano che la IC/BPS è basata su un processo neuro-infiammatorio che si realizza allorché nella periferia somatica una noxa (o una combinazione di noxae) attivi i nocicettori al punto di ottenerne la sensitizzazione (31). Una volta che la sensitizzazione degli elementi nervosi si sia instaurata i neuroni dei Dorsal Root Ganglia (DRG) iniziano a essere sottoposti al bombardamento di scariche antidromiche di impulsi nervosi. Si suscitano in tal modo attività abnormi, note come “dorsal root reflexes”, generalmente innescate da stimoli intensi e/o persistenti. Analogamente a quanto avviene nelle coliti croniche anche nelle IC/BPS le cellule del DRG interessato iniziano a esprimere neuropeptidi nella direzione del midollo spinale (ove ne suscitano la riconfigurazione in senso algogeno) e verso l’organo bersaglio (ove inducono e perpetuano la condizione infiammatoria). La Sostanza P, il CGRP, il NGF e il VIP sono i neuropeptidi più efficaci nell’alterare la permeabilità della mucosa vescicale, la contrattilità muscolare e nell’attivare gli immunociti in senso pro-infiammatorio. Già era noto che il persistere di quelle alterazioni apre a fenomeni di plasticità neuronale anzitutto negli elementi cellulari dei DRG [52] e successivamente nei neuroni spinali [4]. L’attivazione delle fibre C amieliniche, le più coinvolte nei meccanismi algogeni, svolge un ruolo importante nel mantenimento dell’infiammazione [15] almeno quanto la degranulazione dei mastociti e il loro rilascio di istamina [35]. Quest’ultima eccita ulteriormente le fibre C amieliniche che, tramite l’espressione di potenti neuropeptidi, attivano i mastociti e ne sollecitano la degranulazione. Si realizza così un circolo vizioso [36] che presenta grandi analogie con quello descritto nelle infiammazioni intestinali da Goyal e Hirano nel 1996 [21]. Presso la Queens University General Hospital di Kingston (Canada) è stato condotto recentemente uno studio controllato in doppio cieco su 102 soggetti adulti (99 di sesso femminile) con diagnosi clinica di IC/PBlS. Per cinque giorni consecutivi tutti ricevettero instillationi intravesicali di 200 mg di PSD597 (lidocaina alcalinizzata) seguita da un’instillatione di sodio bicarbonato all’8,4% oppure un placebo per cinque giorni consecutivi. Importanti e durevoli vantaggi sintomatologi furono registrati solo nel gruppo trattato con PSD597 [45].

Già nel titolo dell’articolo poco sopra menzionato Henry, Morales e Cahill segnalano come l’instillazione intravescicale di lidocaina, “al di là del semplice effetto anestetico” (sic), possa interrompere il circolo vizioso patogenetico interferendo in molti dei suoi punti sensibili stabilizzando neuroni e numerosi immunociti coinvolti nel processo infiammatorio. E’ un dato di fatto che in un’ampia varietà di combinazioni e dosaggi gli AL per via intravesicicale sono sempre più utilizzati per trattare pazienti con IC/BPS. In caso di dolore pelvico di genesi incerta spesso viene impiegata la lidocaina per comprendere se la vescica costituisca o meno lo starter del dolore [58]. Alcuni quesiti restano ancora aperti (quale sia la formulazione migliore, i dosaggi e la popolazione ideale di pazienti da sottoporre al trattamento, eccetera) ma da anni l’impiego di lidocaina e di bupivacaina intravescicale per il trattamento dell’IC/BPS si è diffuso anche in assenza di un AL approvato per questa via di somministrazione [18][3][27][7][22][19][26][46][49]. Nell’attesa che questa indicazione venga formulata dalle istituzioni sanitarie competenti un approccio economico ed esente da rischi prevede instillazioni giornaliere di 10-20 ml di lidocaina al 2% (2-400 mg), con o senza alcalinizzazione, per almeno una settimana e l’attesa di una risposta favorevole che giustifichi la prosecuzione del trattamento [26].

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