23 Gen 13. I motivi di una lunga eclissi
Claudio Dell’Anna
Nota dell’autore.
Nel corso della lettura è possibile connettersi ad altri settori del sito attraverso numerosi links. Quelli siglati “FTI” introducono a filmati sulle tecniche iniettive qui presentate per dare l’idea della versatilità delle Terapie con Anestetici Locali (TAL). I filmati “FTI” non hanno finalità didattiche poiché sono stati registrati nell’arco di circa un quarantennio e nel tempo alcune tecniche iniettive sono state perfezionate.
13a.
Il bambino gettato via con l’acqua sporca
La Terapia Neurale secondo Huneke (TNH) vide la luce grazie alle sorprendenti osservazioni che i due fratelli effettuarono casualmente nella sciagurata cornice della Germania del Terzo Reich. Con la Seconda Rivoluzione Industriale in tutto il pianeta la Medicina si era coinvolta nei progetti speculativi del mondo imprenditoriale ma in quel contesto nazionale accadde qualcosa di assai più grave: una sua importante componente acconsentì alla richiesta del regime di confezionare una dottrina funzionale ai suoi progetti criminali. A sostegno della tesi che quella tedesca fosse la nazione predestinata al dominio del mondo essa formulò una serie di “evidenze scientifiche” falsificate. Tra queste spiccò una fantasiosa gerarchia di razze al vertice della quale si stagliava quella germanica e la proclamata esistenza di varianti inferiori giustificò programmi di eugenetica e crudeli sperimentazioni su esseri umani che ora potevano essere considerati alla stessa stregua di modelli animali. Dopo questo primo passo il regime ottenne dalla ricerca chimica e medica la realizzazione di stimolanti e farmaci per i militari tedeschi operanti sui fronti di guerra, aggressivi chimici da utilizzare contro le forze nemiche e potenti veleni per sterminare rapidamente migliaia di persone. Ogni immaginabile limite etico fu superato. Con la fine del Secondo Conflitto e la dissoluzione del Terzo Reich il fronte vittorioso degli alleati promosse intense attività politiche, economiche, militari e propagandistiche. Il processo di “denazificazione” della Germania avviato dai vincitori registrò gradi molto ampi di flessibilità connessi al calcolo su come perseguire il proprio tornaconto presente e futuro. La partita dei vincitori, anch’essa “mondiale” come la guerra appena conclusa, si giocò su due tavoli. Su uno di essi si accesero potenti riflettori poiché ai vincitori premeva formulare un messaggio al mondo e l’aula del Processo di Norimberga, ove fu invitata la stampa internazionale, si offrì come emblematico teatro. Alla sbarra vi furono costrette le alte gerarchie naziste con capi di imputazione, come quello di “crimine contro l’umanità”, che non erano stati mai prima formulati in alcun tribunale e la circostanza fu propizia alla stesura di documenti di rilevante valore etico e giuridico come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Sul tavolo “in ombra” si giocarono altre carte: i conflitti del XX° Secolo si erano espressi sul piano della concorrenza tra potenze nel campo della ricerca scientifica e tecnologica e i grandi progressi che la Germania aveva conseguito nella Fisica, nella Chimica, nell’Agronomia e nella Biomedicina costituirono parte importante del bottino di guerra dei vincitori. Sul piano politico, economico e militare tanto gli anglo-americani quanto i sovietici aspiravano ad affermare il rispettivo primato nell’era post-bellica e pertanto entrambe le potenze vincitrici si dedicarono alacremente all’accaparramento di quanto materiale scientifico-tecnologico e risorse umane fossero rastrellabili tra le macerie della nazione tedesca. Quella spoliazione diede i suoi frutti: nel dopoguerra il programma spaziale dei vincitori si avvalse non poco dell’apporto di scienziati tedeschi che prima erano applicati alla missilistica bellica e la comunità scientifica raccolse una gran messe di dati tra cui anche quelli emersi dalle sperimentazioni dell’esecrata medicina nazista sugli esseri umani. Parallelamente venne promossa un’accattivante iniziativa propagandistica che lanciò l’immagine di una medicina anglo-americana vittoriosa, etica e sensibile alle esigenze umane, contrapposta a una versione atroce e disumana fortunatamente liquefatta con la sconfitta delle forze dell’asse italo-nippo-tedesco. L’operazione mediatica si rivelò efficacissima. Attraverso la stampa già era noto che numerosi medici nazisti erano chiamati a rispondere delle loro crudeltà in apposite sessioni giudiziarie e, a ritmo continuo, i cinegiornali mostrarono l’orrore di cadaveri accatastati nei campi di concentramento accanto a contenitori di Zyklon-B, il micidiale gas sterminatore. Nei successivi fotogrammi giovani militari delle forze alleate vittoriose, pur macilenti e feriti, sorridenti attendevano che venisse loro iniettato il nuovo miracoloso farmaco made in USA: la penicillina. Agli occhi del mondo tutta la medicina tedesca, che poteva vantare autentiche eccellenze, venne omologata alla medicina nazista e alle sue atrocità e questo le procurò una damnatio memoriae che la precipitò in una fase di oblio. L’ulteriore “colpo da maestro” dei vincitori fu l’imposizione dell’inglese come lingua ufficiale internazionale della scienza e della tecnica. In questa cornice si comprende almeno una parte delle circostanze che per qualche tempo costrinsero in una zona d’ombra la Terapia Neurale secondo Huneke (TNH). I fratelli Huneke scoprirono il “Campo di Disturbo” (CdD) nel 1940 quando il Secondo Conflitto Mondiale era iniziato nel settembre dell’anno precedente. Non era di certo un momento favorevole per gli appuntamenti scientifici e la metodica si sviluppò entro una cerchia di medici tedeschi (tra i quali anche numerose autorevoli personalità accademiche) con scarsi e difficoltosi contatti con l’estero. Dopo la guerra la medicina tedesca nel suo complesso, omologata indiscriminatamente a quella nazista, restò bersaglio dell’esecrazione internazionale per qualche tempo. Presumibilmente assieme ad altre materie mediche sine culpa alla TNH toccò lo stesso destino del bambino della famosa metafora: gettato via con l’acqua sporca! Essa infatti restò a lungo confinata nei paesi germanofoni anche a motivo della lingua, il tedesco, in cui il materiale originale era stato pubblicato. Oltre che per l’uso della lingua l’egemonia anglosassone risultò evidente anche sul fronte dei “Blocchi Nervosi” con AL per fini terapeutici (le già citate Segmentoterapie con AL, nate precedentemente all’esperienza degli Huneke) (07b) (07c). Pochissimi italiani si distinsero tra i tanti che collaborarono alla redazione dei trattati di Anestesia Loco-Regionale. Tra questi meritano una menzione Giorgio Ivani e Valeria Mossetti, anestesisti presso l’Ospedale Regina Margherita di Torino, naturali eredi della scuola di Ottorino Uffreduzzi e Achille Mario Dogliotti. Cardiochirurgo di fama internazionale già negli anni Trenta del XX° Secolo quest’ultimo collaborava col Presbyterian Hospital di New York per la ricerca sulle applicazioni anestesiologiche e terapeutiche degli AL. Secondo alcune fonti l’Anestesia Peridurale fu uno dei frutti del suo talento e il suo “Trattato di Anestesia Locale“ fu l’unico testo italiano integralmente tradotto in inglese e adottato anche negli USA come manuale di insegnamento accademico [6].
13b.
Quale nome per indicare il “metodo Huneke”? …e quale per il “Campo di Disturbo”?
Dalla biografia di Carl Ludwig Schleich (1859-1922), menzionato nei primi passaggi di questo settore del sito, abbiamo appreso che la passione per la Letteratura, la Filosofia e le altre discipline umanistiche “non fanno alcun male” alla professione medica e in anni più recenti questo ci viene confermato dalla postura complessiva di ottimi colleghi, per lo più iberici e latinoamericani, professanti la Terapia Neurale secondo Huneke (TNH). Perciò, indegnamente, anche chi scrive osa esporsi a questa forma di contaminazione culturale e propone una questione dal vago sapore filologico: con quale criterio valutare il nome più idoneo a indicare la metodica degli Huneke e il Campo di Disturbo (CdD) da essi scoperto? Nella logica dell’attribuzione di un nome a un oggetto vengono in mente due criteri, quello dell’imperatore romano Giustiniano (VI° secolo) e quello che il drammaturgo William Shakespeare attribuì a Giulietta Capuleti, la sfortunata protagonista di una delle più famose sue tragedie. Giustiniano, che produsse rilevanti contributi all’arricchimento del Diritto Romano, nella sua opera “Institutiones” sentenziò che “Nomina sunt consequentia rerum” (i nomi sono conseguenza delle cose): in sostanza devono corrispondere alle cose che designano, comunicarne l’essenza e/o le qualità per cui se diciamo “tritacarne” deve risultare chiaro che si tratta di uno strumento che riduce la carne in filamenti. Con la scelta del termine Giustiniano indica la necessità di stabilire uno stretto legame tra il linguaggio e il dato reale. Mentre teneramente pensa al suo amato Romeo, Giulietta invece riflette: “In fondo cosa c’è in un nome? Forse quella che chiamiamo “rosa” perderebbe il suo profumo se la chiamassimo diversamente?”. Ella sembra perciò suggerire che il termine non abbia poi tutto questo valore nella designazione dell’oggetto e la cosa importante è intendersi su quale sia l’oggetto e cosa esso esprima. Bisogna ammettere che è difficile accogliere del tutto una delle due posizioni e ripudiare in blocco l’altra poiché ognuna di esse contiene qualcosa di accettabile. Dunque, con quale approccio affrontare la questione del termine con cui indicare il metodo concepito dagli Huneke e il CdD da essi scoperto? Ma anzitutto: ove esattamente risiede l’esigenza di fare chiarezza sulla questione?
Torniamo alle origini. Poco dopo che i due fratelli scoprirono il CdD quale importante fattore patogenetico e la possibilità di curare le malattie da esso sostenute infiltrandovi procaina numerosi medici si appassionarono alla materia anche partecipando attivamente alla ricerca. Per lo più nel loro Paese gli Huneke già si erano guadagnati una certa fama con la scoperta dell’efficacia terapeutica della procaina iniettata per via endovenosa (e.v.) e adesso, con la nuova scoperta, le possibilità applicative della procaina erano accresciute di molto. Occorreva un termine che designasse compiutamente la metodica e ne vennero proposti alcuni. Tra questi risuonarono Huneke Methode (Metodo Huneke), Regulationstherapie mit Lakalänesthetika (Terapia Regolatoria con AL) o ancora Umstimmungstherapie mit Lakalänesthetika (Terapia di Risintonizzazione con AL, per lo più adottato nei paesi dell’Europa Orientale). Il termine indicato dall’internista e scrittore prussiano Kurt Rüdiger von Roques si impose sugli altri: “Neuralterapia”. Circola più di una versione sulla data in cui egli lo coniò ma è certo che voleva indicare che la terapia con procaina concepita dagli Huneke avesse quale bersaglio il sistema nervoso. I motivi di tale convinzione erano due: anzitutto la rapidità con cui potevano esprimersi gli effetti della procaina ma anche la personale sua entusiastica adesione alle idee pannerviste del neuropatologo sovietico Aleksej Dmitrievič Speranskij con le quali era entrato in contatto nel 1938 in Svizzera. Quello che passò per “pannervismo” fu l’inevitabile risultato delle maggiori conoscenze che sul sistema nervoso, rispetto a quello immunitario, vantavano i fisiologi attivi tra gli anni ’20 e ’40 del XX° Secolo. In realtà uno stimolo capace di suscitare processi infiammatori immunologici induce risposte anche sul piano nervoso (e viceversa) ma ciò che oggi ci è noto sull’infiammazione neurogenica, dinamica su cui parte importante della nostra moderna Fisiopatologia riposa, non era ancora entrato nel bagaglio culturale degli studiosi. Quando nel 1940 von Roques ebbe in dono dalle stesse mani di Speranskij una copia del suo volume “Una base per la teoria della medicina” [18] lo tradusse dal russo in tedesco e in inglese. Di lì a poco prese a impegnarsi caldamente nel proclamare lo stretto legame tra le teorie del sovietico e la scoperta dei fratelli Huneke facendo eco al loro postulato secondo cui la procaina esprime le sue capacità terapeutiche “assestando un colpo riaccordante al sistema nervoso”. Ma nei capitoli precedenti è stato illustrato il contenuto di recenti ricerche condotte da teams qualificati a livello internazionale che hanno mostrato come gli AL procaina e lidocaina esprimano importanti effetti teraputici già a dosaggi molto inferiori a quelli in grado di interferire con i canali del sodio delle membrane neuronali: ben prima infatti essi intercettano i Recettori Accoppiati alla Proteina “G” e numerosi e funzionalmente diversi Canali Ionici (CI) e Sistemi Molecolari di Segnalazione/Trasduzione e Trasporto (SMSTT) presenti su varie linee cellulari tra cui quelle immunocitarie. In questo sito sono disponibili numerosi approfondimenti sul tema (33) (34) (35).
Ciò premesso, se risolviamo la questione del termine da adottare sposando il criterio di Giustiniano dovremmo giungere alla conclusione che esso è inadeguato dato che è acclarato che sia la procaina che la lidocaina, oltre a quello nervoso, esprimono i loro effetti anche su altri importanti attori biologici. Se invece adottiamo il criterio della fanciulla scaligera, a condizione che forma e contenuti dell’oggetto siano esattamente chiariti in ogni circostanza (nel nostro caso nella didattica, nell’editoria, eccetera) possiamo permetterci di mantenere il vecchio termine con cui esso fu designato se non altro per rispetto alla consacrazione che gli proviene dall’uso. Altrove si è già accennato alla differenza concettuale tra “Blocco con AL” (che allude a competenze anestesiologiche) e “Neuro(immuno)modulazione con AL” (che fa riferimento a meccanismi terapeutici) e al fatto che, tuttavia, la consuetudine e la consacrazione dall’uso spesso lascia passare l’applicazione del primo nel contesto della seconda. Nel confronto con Colleghi non professanti la TNH chi scrive spesso impiega il termine “neuro-immunomodulazione con AL” per esplicitare il contenuto dell’oggetto (e per non irritare il potente Giustiniano) e a parziale sostegno di questa scelta sembra suonare quanto recentemente si propone sul nuovo termine per designare il CdD scoperto dagli Huneke: nel 2022 Raphaela Engel, Hans Barop, Jürgen Giebel, Sabina Ludin e Lorenz Fischer (autorevoli rappresentanti della TNH nel mondo) hanno infatti indicato “Neuromodulatory Trigger” (TN) [7].
Se poi ci soffermiamo su aspetti lessicali e linguistici salta all’occhio che in Italia in luogo di Neuralterapia (traduzione letterale delle versioni anglosassoni Neuraltherapie e Neuraltherapy) sta prevalendo il termine “Terapia Neurale”. Si direbbe l’effetto dell’influenza delle numerose società ispanofone attive nel mondo. La lingua tedesca infatti adotta numerosissime parole composte: in tedesco “retromarcia” suona “Rückwärtsgang” mentre la lingua spagnola scioglie il legame tra le parole (“marcha atrás”). In spagnolo “Neuralterapia” si traduce perciò in “Terapia Neural” e, onestamente, questa versione suona all’orecchio assai meglio anche in lingua italiana!
13c.
Quale casa per la Terapia Neurale secondo Huneke?
Per rispondere adeguatamente al quesito è opportuno ribadire quanto già è stato anticipato nel paragrafo (07b): la Terapia Neurale secondo Huneke (TNH) oggi accoglie in sé numerose forme di applicazione delle TAL ove questa combinazione non rappresenta il risultato di una banale sommazione di approcci. Infatti recenti evidenze di processi cross-segmentali di sensibilizzazione, di dinamiche connesse all’infiammazione neurogenica e di meccanismi “distributivi” associati alla plasticità neuronale suggeriscono di giudicare superata la logica fin qui vigente dei confini segmentali e sollecitano la formulazione del nuovo concetto di “segmento espanso” [7]. In sostanza gli sviluppi delle conoscenze rendono oggi impossibile definire i limiti del “segmento” per come esso fino a poco fa veniva concepito e anche l’idea hunekiana del raggio di efficacia patogenetica al di fuori di ogni ordine segmentale del CdD-TN risulta obsoleta: questi infatti possono esibire i loro effetti localmente, a distanza da essi e a livello sistemico [7]. Volendo arroccarci in una logica ragionieristica, dato che tanto l’impiego sistemico quanto quello segmentale degli AL sono da tempo ampiamente approvati dalla comunità scientifica internazionale mentre il trattamento del CdD-TN resta per certi versi una questione ancora aperta, potremmo legittimamente sostenere che almeno per due terzi la NTH risponde ai canoni della medicina “ufficiale”. Se invece ci accostiamo al quesito su quale sia la casa per la TNH affrontando taluni aspetti contenutistici non si può prescindere dalla storia della TNH e dalla sua collocazione nel panorama epistemologico. Analogamente a quanto avviene anche in altre attività umane, il paradigma che in Medicina giunga a prevalere sugli altri tende a produrre il vuoto attorno a sé giungendo talora a eclissare interi patrimoni precedentemente accumulati senza soffermarsi in sottili distinguo. Questo accadde nel XVIII° Secolo con l’alleanza tra filosofi e medici che generò la Medicina Romantica, lo stesso ebbe a ripetersi con l’avvento del Positivismo e altrettanto oggi accade con la “Evidence Based Medicine” (EBM). Quest’ultima, generata dall’accordo tra Medicina e bioindustrie, per bocca dei suoi sostenitori dichiara di perseguire la sostenibilità dei sistemi sanitari al prezzo salato dell’epurazione di ogni traccia di Filosofia e di ogni confronto tra diverse scuole di pensiero. Tutta la vicenda della TNH riflette la complessità di queste dinamiche e, senza concessioni a piagnistei complottisti, conferma come la mancata aderenza al paradigma vigente conduca fatalmente alla marginalizzazione: rispetto all’epoca della sua comparsa la TNH era troppo avanti e non corrispondeva al paradigma in auge. L’evidenza che essa incrementasse le possibilità terapeutiche degli AL rispetto alla già canonizzata metodica dei “blocchi segmentari” aveva suscitato negli Huneke la speranza che la commissione di Francoforte, a cui nel 1950 era stato assegnato il compito di valutarla, la promuovesse nell’accademia o nella sanità pubblica tedesca. Essa invece ne rimase esclusa in quanto giudicata affetta da panaceismo (parvero eccessivi numero e varietà delle indicazioni) ed empiricità (per identificare i distretti somatici da trattare talora occorreva più di una applicazione). Piuttosto che “scientifico” il giudizio della commissione si dimostrò oltremodo burocratico e miope. A proposito della prima contestazione l’efficacia terapeutica degli AL contro numerose e varie malattie era infatti un requisito già da tempo espresso dai “blocchi nervosi segmentari” e questo facilmente si poteva evincere dalla consultazione di testi datati almeno trent’anni prima del 1950. Si pensi ad esempio al manuale Regional Anesthesia redatto da Gaston Labat nel 1923: intriso del tanto biasimato “panaceismo” esso già aveva formato in tutto il mondo generazioni di validissimi operatori di Terapie con Anestetici Locali (TAL). Ancor più se è valutata nel contesto storico anche l’accusa di empiricità era ingiustificata. All’epoca della bocciatura di Francoforte il medico Infatti disponeva solo di due categorie di farmaci attivi contro le infezioni, i solfonammidi e la penicillina. Data la difficoltà di prevedere quale dei due potesse rivelarsi efficace nel caso in esame il clinico non di rado sperimentava prima l’uno e poi l’altro. E che dire poi del grado di empiricità insita nella Chirurgia del tempo? Nel 1950 non si disponeva dei sofisticati strumenti diagnostici di imaging che oggi quasi sempre permettono al chirurgo di tracciare un programma operatorio prima di accostarsi al paziente armato di bisturi. Perché dunque esprimere tanta ottusa avversione verso la cifra di empiricità esibita dalla TNH? La commissione espresse un atteggiamento negante e omissivo al punto di oscurare gli evidenti risultati terapeutici che Ferdinand aveva esibito poiché con i criteri di cui essa disponeva (questa fu la candida ammissione vergata nel verbale conclusivo) non riusciva a formularne la spiegazione. Talvolta occorre rammentare che per ratificare la già comprovata esistenza di qualcosa o di qualcuno sono già previsti archivi, annali e uffici anagrafici mentre il compito della scienza è anzitutto fare luce sui fenomeni che ci sono ancora ignoti.
Da Karl Popper apprendiamo che chi compie una scoperta spesso esprime l’inclinazione a cercare conferme alle proprie conclusioni piuttosto che eventuali errori procedurali o fraintendimenti del suo significato, postura questa che espone lo scopritore al rischio di abbagli. Qualcosa del genere accadde a Ferdinand Huneke: come già altrove anticipato, dopo la scoperta dell’efficacia terapeutica della procaina per via e.v. e iniettata nel CdD-TN si convinse che gli AL favorissero la regolazione elettrica delle cellule incrementandone la permeabilità membranaria. In quell’interpretazione, rovesciata rispetto alle numerose e robuste evidenze di segno opposto, fece verosimilmente sentire il suo peso la quota vitalista della sua impostazione epistemologica ma è inaccettabile che oggi essa ancora gravi sulla collocazione della TNH nel panorama medico. Per certi aspetti la questione sembra ancora irrisolta ma per la sua piena comprensione ci vengono in aiuto alcuni dati storici e anagrafici. I fratelli Huneke ebbero i natali nella seconda metà del XIX° Secolo ed esercitarono la professione medica per lo più nella prima metà del XX°. Mentre nelle accademie delle grandi città europee la prevalente filosofia della scienza era ormai il Positivismo la maggior parte dei medici non-accademici risentivano ancora dell’influenza della Naturphilosophie del Romanticismo Tedesco. Nella parentesi storica dominata da quella forma di pensiero l’importanza della “meccanica” del metaforico orologio cartesiano era insidiata da quella che veniva attribuita all’energia: potenza immane, tuttavia invisibile, che in forma di vapore muove enormi ingranaggi meccanici e in quella di elettricità anima le zampe di una rana morta e fa sprigionare luce e calore da un filamento metallico. L’invocazione di una forza immanente tesa al ripristino degli equilibri naturali e la descrizione di “guarigioni al tempo stesso fisiche e spirituali” conseguenti ai trattamenti di TNH indicano quanto gli Huneke fossero condizionati da una concezione vitalistica della natura: la descrizione che Ferdinand offre della turbolenza energetica sprigionata dall’infissione dell’ago e dalla successiva iniezione di procaina richiama alla mente l’eroe romantico di Mary Shelley che, governando l’energia elettrica, restituisce la vita a membra umane che l’avevano perduta! I due fratelli scomparvero prima delle grandi scoperte avvenute a cavallo tra il XX° e il XXI° Secolo e non ebbero il tempo di apprendere (ad esempio) che alcuni messaggeri coinvolti nelle interazioni neuro-immunologiche sollecitano allo stesso tempo effetti flogogeni, algogeni e depressogeni e che controllarne l’espressione può condurre a quelle che essi definirono “guarigioni fisiche e spirituali”. Oggi ci è noto che in corso di risposte del sistema immunitario innato (come nel caso delle infezioni o delle flogosi artritiche) la periferia somatica inoltra segnali al Sistema Nervoso Centrale (SNC). In particolare nel passaggio dei segnali al livello spinale si registra un aumento nel liquor di IL-1β, IL-18 e TNFα associato a un sensibile incremento del senso di fatica. Successivamente anche nel cervello si verifica la sovraregolazione della produzione di citochine e, nell’uomo come nel topo, gli effetti centrali delle citochine infiammatorie (specie dell’IL-1β) promuovono febbre, fatica e prostrazione [8].
Scomparsi gli Huneke e gli studiosi più prossimi a essi chi proseguì su quella strada si correlò alla comunità scientifica con modalità diversificate. Dopo la bocciatura della TNH da parte della commissione di Francoforte le successive generazioni di apologeti suggerirono a suo sostegno argomentazioni alquanto diversificate che, fatalmente, finirono per condizionarne la collocazione. Chi aspirava al suo riconoscimento nell’alveo della medicina “scientifica” sottolineò quanto essa fosse incardinata al paradigma della teoria rickeriana, formulata anni prima, della Patologia di Relazione [15] ma poco tempo dopo l’enorme impatto dei progressi dell’Istopatologia, della scoperta della penicillina e poi del DNA avrebbe assegnato il primato assoluto della visibilità al contrapposto paradigma della Patologia Cellulare (e d’Organo) e orientato gran parte dell’attenzione sui “nemici esterni” responsabili di malattie infettive e tossiche. Sebbene forte di rilevanti evidenze sperimentali a sostegno di numerosi aspetti della TNH, il paradigma rickeriano sarebbe perciò rimasto oscurato da quello che era divenuto nettamente egemone. Il riferimento alle scoperte di Speranskij e di Pischinger (che pure sortirono l’effetto di implementarne considerevolmente il modello) avrebbe potuto colmare quella grande distanza indicando un buon grado di aderenza della TNH alla cultura fisiopatologica “ufficiale”: si trattava infatti del frutto di evidenze sperimentali offerte da personalità accademiche con brillanti carriere nel campo della ricerca e non di fumose congetture filosofiche ma ciò avvenne solo in minima parte. Un’altra strada percorsa per accreditare la TNH alla medicina “scientifica” fu quella di associarla ai concetti della Cibernetica applicata ai processi biologici. Disciplina nata negli anni Quaranta del XX° Secolo e definita “scienza del pilotaggio” dal suo stesso ispiratore, il matematico Norbert Wiener [17], la Cibernetica trovò in effetti numerose interessanti applicazioni anche nell’interpretazione dei fenomeni fisiopatologici di origine endocrina e nervosa. Se ne distinse una declinazione anglosassone (proposta da Norbert Wiener, Alan Turing, William Ross Ashby e William Grey Walter), una sovietica (inaugurata da Aleksandr Michajlovič Ljapunov e proseguita con Andrej Nikolaevič Kolmogorov, Pëtr Kuzmič Anochin ed Eugene Nikolayevich Sokolov) e una latinoamericana (rappresentata da Humberto Maturana e Francisco Varela). In ognuna di esse il vivente è individuato quale “sistema” inscindibile composto di parti funzionalmente interconnesse. Questo a molti parve il modello teorico adatto a ispirarsi ai criteri della Patologia di Relazione e ad accogliere il concetto di CdD-TN al punto che, attraverso una “valutazione retroattiva”, il ginecologo accademico amburghese Erich Mink giunse a definire Ferdinand Huneke precursore della Cibernetica [11].
Un’altra schiera di professanti la TNH cercò ospitalità ove per convenzione non si pretendono premesse e metodologie della comunità scientifica: l’area delle “medicine alternative”. Queste iniziarono a emergere a metà degli anni Sessanta del XX° Secolo allorché in Occidente si manifestò il movimento New Age con la sua fiducia nelle “pratiche olistiche” e l’interpretazione in chiave energetica di fenomeni biologici come la salute, la malattia e la guarigione. Chi prese quella strada identificò nel concetto neoromantico di olismo l’elemento di connessione con forme di pensiero orientali (indiane e cinesi) e occidentali (da Giordano Bruno a Spinoza, da Goethe ad altri intellettuali romantici) tornando così alle origini del pensiero hunekiano. Alla luce di tutto questo si può ben dire che davvero complesso sia stato il profilo di Ferdinand: oltre che “precursore della Cibernetica” egli di fatto anticipò di almeno vent’anni la contaminazione che il movimento New Age avrebbe operato tra categorie del Vitalismo occidentale e aspetti di antichissime filosofie orientali riguardanti la vita. Non a caso egli amava citare alcuni princìpi del filosofo cinese Lao Tse, autore del manifesto del Taoismo Daodejing (il libro della Via e della Virtù): “l’intero è più che la somma delle sue parti” e “accendere una lampada è meglio che maledire l’oscurità“. Nelle sue comunicazioni non mancarono mai termini quali globalità ed evento globale. Su questa sponda, piuttosto che interpretati con i canoni della Fisiopatologia convenzionale, i risultati favorevoli della TNH sono ricondotti a meccanismi di riequilibrio energetico difficilmente assoggettabili a misurazioni. Rispetto al modello prima menzionato tale chiave interpretativa, com’è intuibile, ha reso più difficile l’accoglienza della metodica nella comunità scientifica che l’ha variamente classificata come “complementare”, “alternativa”, “ancillare” o “palliativa” e che talora è giunta a negarne l’efficacia terapeutica e ulteriori suoi pregi quali la sicurezza, la versatilità e la sostenibilità.
Per quanto possa apparire bizzarro la posizione che da tempo si è affermata a livello internazionale presso gli ambienti più accreditati della TNH ne propone una versione unitaria ma, allo stesso tempo, bouble face: “scientifica” e “neoromantica” allo stesso tempo. I motivi di questo originalissimo assetto vanno cercati nel suo percorso storico dipanatosi anche al di là della vicenda individuale di Ferdinand Huneke. In sostanza alle radici della TNH risultano individuabili due forme di pensiero. La prima corrente, talora definita “tecnicista” (non saprei quanto opportunamente), è rappresentata da ambienti accademici tedeschi, austriaci e svizzeri e vede la metodica ancorata alla moderna Fisiopatologia convenzionale e basata su dati elettrofisiologici e biomolecolari [16]. Nei capitoli precedenti la sua tessitura culturale ha occupato quasi tutto lo spazio se non altro perchè era di nazionalità europea la gran parte delle personalità fin qui menzionate. La seconda corrente, ispirata al pensiero di Julio César Payán e assai popolare in Sudamerica, è identificata come “corrente sistemica complessa” e riconosce alla base teorica della TNH una visione originale del processo salute-malattia [12]. La nascita e i successivi sviluppi di questa corrente meritano qualche parola. Negli anni Sessanta dello scorso Secolo, durante la sua formazione in Ginecologia presso l’università tedesca di Tubinga, il medico colombiano Germán Duque Mejía conobbe il dottor Peter Dosch dal quale ricevette importanti insegnamenti in tema di TNH. L’entusiasmo di Germán per la metodica si dimostrò tale che rientrato nel suo Paese iniziò a professarla intensivamente e a insegnarla presso l’Hacienda Los Robles di Popayán che in breve divenne la meta di numerosi medici provenienti da ogni angolo del Sudamerica. Nel corso di pochi anni Duque, animato da forti ideali romantici, estese il ventaglio dei trattamenti terapeutici praticati e insegnati e conferì all’Hacienda il profilo di un centro spirituale di medicina bioenergetica. Gli succedette il dottor Julio César Payán che ridimensionò sensibilmente la quota complessiva di misticismo, limitò la contiguità della TNH con altre discipline e recuperò elementi del “pannervismo” di Speransky e della Fisiologia di Pavlov che prima erano stati messi in ombra. Payán venne riconosciuto quale “filosofo della TNH” per avere formulato nuove idee sull’etica della relazione tra medico e paziente e sul rapporto tra salute e malattia che qui vengono calate in un crogiuolo di problematiche politiche e sociali. In questa visione i contenuti di scoperte in ambito chimico, fisico e biologico sono coniugati a elementi afferenti alla psicologia e alle scienze sociali. Il medico è chiamato a una “desobediencia vital” a difesa di un’etica cosmica che unisca armoniosamente tra loro gli esseri umani e questi con le altre forme di vita, animali e vegetali, e che lasci porte aperte a diversi modelli e persino a diverse razionalità. Si reperta una traccia lessicale di questa forma di pensiero, che spiritosamente definirei “neoromantico con basse emissioni di misticismo” (32), nel termine impiegato per indicare la ricerca, condotta con la narrazione del paziente e l’esame obiettivo, degli elementi interessanti ai fini della formulazione della diagnosi e dell’orientamento terapeutico: “Historia de Vida” (HdV)! La ricchezza della lingua spagnola certo non difetta del termine “anamnesis” ma per HdV si intende uno scandaglio ancora più profondo che aspiri a individuare anche le ragioni e le dinamiche di sofferenze esistenziali per associarle, eventualmente, ad accadimenti traumatici a carico del corpo e/o della realtà psichica. Chi scrive ammette di avere inizialmente sperimentato qualche difficoltà a familiarizzare con alcuni aspetti di questo modo di pensare ma ora, specie di fronte al crescente immiserimento del rapporto tra medico e paziente, lo saluta con sincero favore. Nei convegni internazionali di TNH è interessante e persino confortante testimoniare la capacità di una serena coabitazione delle due forme di pensiero, espressione di un ecumenismo di non frequente osservazione in altri ambiti delle scienze della vita, per cui sembra persino che una corrente possa corroborare le posizioni dell’altra. Un’esperienza personale. Anni or sono trovai sorprendente il contenuto della pagina pubblicata su un noto sito web sudamericano, Terapia Neural.com, che offrì senza ombra di ipocrisia una rappresentazione chimerica della TNH: a testimonianza della sua consistenza scientifica il sito iniziò menzionando i ricercatori Speransky, Wishenewsky, Bikow, Spiess e Wedensky. Anche gli illustri clinici Ricardo Finochietto (neurochirurgo e medico personale di Eva Peron) e Alfonso Albanese (cardiochirurgo) vennero citati quale prova che in Argentina la TNH aveva goduto di rilevanti sviluppi accademici. Nell’affrontarne il meccanismo d’azione il sito scelse ancora di mostrare un profilo tecnicista accennando brevemente agli “effetti degli AL nei meccanismi cibernetici del Sistema Nervoso Autonomico (Vegetativo)” (sic) ma poi, a sorpresa, concluse affermando candidamente che per la TNH nessuna spiegazione scientifica è possibile poichè essa custodisce un mistero e i suoi benefici devono essere accolti come si accoglie un miracolo: “La vivencia de la Terapia Neural prescinde de cualquier explicaciòn. Se acepta respetuosamente el misterio y se agradece humildemente el milagro!” (sic!). Trovai sorprendente l’eleganza del repentino passaggio dalla dimensione scientifica a quella mistica e la frase mi sembrò saltata fuori da un’opera letteraria vergata nello stile del Realismo Magico sudamericano! La seguente è la rappresentazione del meccanismo d’azione della TNH offerta da un sito web italiano. “Il trattamento neuralterapico non fa altro che aprire quell’incistamento energetico ed esporlo alle capacità guaritrici dell’organismo che oggi è in grado di fare quello che allora non gli era possibile. Avviene un’integrazione di quella energia bloccata nella totalità energetica dell’organismo che ora è libero di espandersi” (sic!): proposizione piuttosto nebulosa dal forte sapore neoromantico!
Per quanto sia innegabile che la Medicina Romantica ci abbia lasciato in eredità alcuni elementi interessanti e che certe sue moderne espressioni possano a molti risultare “gradevoli al palato” occorre mantenere un atteggiamento critico nel caso in cui l’impiego eccessivo di categorie non misurabili metta in ombra le tante argomentazioni scientifiche su cui oggi la TNH può riposare. E’ verosimile che posizioni marcatamente neovitaliste carenti sul piano delle moderne evidenze neuro-immunologiche abbiano finora precluso alla metodica l’ampio spazio che merita. Occorre anche ammettere che quella del bollo di garanzia scientifica è una questione assai complessa. Infatti il Positivismo riconobbe alla scienza la stessa assolutezza che il Romanticismo aveva attribuito alla Filosofia e alla Poesia assegnando loro il compito di “spingere l’umanità verso l’infinito” [1]. Con la pretesa di comprimere il pensiero negli “schemi esatti” della scienza il Positivismo è giunto così ad assomigliare a una riedizione del dogmatismo con le fattezze di una nuova metafisica della scienza [7], di un inedito Romanticismo della scienza [1]. Il fatto che nel loro avvicendarsi sempre nuovi modelli e nuove filosofie della scienza abbiano decretato che ciò che prima era valido ora non lo è più sembra non riuscire a immunizzare efficacemente dal dogmatismo! Questo ostinato e rigido sottofondo del pensiero potrebbe forse spiegare la negazione dell’evidenza che nel 1950 agirono gli accademici della commissione di Francoforte e la negazione di validità che una parte della comunità scientifica tutt’oggi applica nei confronti della TNH? Rispetto al passato essa oggi si fonda su un corpo di evidenze elettrofisiologiche, immunologiche e biomolecolari che di anno in anno si fa sempre più robusto ma pure se un medico che con la TNH riuscisse a guarire otto emicranie su dieci difendesse la metodica con le più “romantiche” tra le argomentazioni la vera scienza dovrebbe esaminare la questione anziché decretarne l’inesistenza poiché essa, in sintesi, ad altro non corrisponde se non all’interesse dell’uomo verso la comprensione dei fenomeni.
Come già accennato all’inizio del paragrafo se anziché sul piano scientifico ed epistemologico il quesito su quale sia “la casa per la TNH” venisse ora affrontato su un livello assai più pratico la soluzione potrebbe sembrarci estremamente semplice. Come già altrove è stato sottolineato l’applicazione di tutte le forme di Terapia con Anestetici Locali (TAL) si è progressivamente trasferita nelle mani dei medici professanti la TNH mentre l’impiego degli AL finalizzato all’analgesia pre-operatoria è rimasta assoluta competenza dell’Anestesiologia. Nella parte del sito dedicata alle “Terapie con Anestetici Locali nelle Grandi Sindromi” si troverà l’indicazione al trattamento con AL di numerose e varie malattie ma il medico che intenda indicare il Blocco del Ganglio Stellato con AL (BGSAL) al suo paziente sofferente di ischemia cardiaca o cerebrale difficilmente potrà trovare quella competenza in ambito anestesiologico e dovrà orientarsi verso chi professa la TNH (gli anestesisti applicati all’impiego terapeutico degli AL citati in questo sito rappresentano solo una sparuta minoranza di specialisti applicati alle TAL). In ogni caso, sia da professanti la TNH che da numerosi autorevoli anestesisti, il BGSAL è indicato quale cura efficace (talora come terapia di prima scelta) contro malattie cardiologiche, neurologiche e afferenti ad altre competenze specialistiche (14) (15) (16) (17) (18) (19) (20). Inoltre in questa e in altre sezioni del sito è stato più volte segnalato come casi clinici che non avevano trovato soluzione con le cure previste dalle “linee guida internazionali” spesso abbiano avuto un felice esito rivolgendosi alle TAL. Con tali premesse vale la pena di riconsiderare la persistente e ingiustificata collocazione della TNH nel novero delle terapie “alternative” (a cosa?), “ancillari” (al servizio di chi?) o “complementari” (forse non stanno saldamente in piedi da sole?) e finalmente assegnarle il posto che le spetta nella medicina “alta”.
13d.
Orfani, orfanelli e “scappati di casa”
Dalla consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca si apprende che l’espressione “scappato di casa” designa un soggetto inaffidabile, eticamente e culturalmente povero, inadatto a ruoli che richiedano delicate competenze. E’ implicito che si tratti di una condizione che per sbarcare il lunario comporti necessariamente il ricorso ad astuzie e sotterfugi: “Lasciare la propria casa, spesso con poche cose al seguito, porta ad assumere un aspetto trasandato e/o un comportamento sregolato, da scapestrato… in passato abbandonare la propria famiglia era considerato un atto moralmente deprecabile e da ciò deriva la valenza non positiva dell’espressione”.
Chi scrive non avrebbe speso tempo e inchiostro per argomentare sulle attività dei due protagonisti delle righe seguenti se non fosse per il fatto che il loro giudizio circa la Terapia Neurale secondo Huneke (TNH), pur essendo totalmente infondato, risulta influente sull’immagine che in web viene offerta della metodica. Per non indicarli per nome i due saranno qui identificati in rapporto al rispettivo profilo professionale.
Nel 1994 uno psichiatra americano editò il volumetto “Dictionary of Metaphysical Healthcare” che si concluse con un glossario delle medicine non convenzionali. Nella recensione si precisa che l’autore del volumetto, un dietista suo connazionale investito del delicato compito etico di mettere in guardia i creduloni nei confronti delle “fraudolente medicine alternative”, indica l’elemento che le accomuna: il rifiuto dell’approccio scientifico a favore di credenze in forze paranormali attive sulla mente e sul corpo. Nel suo elenco il dietista include anche la Terapia Neurale secondo Huneke (TNH) che così descrive: “Forma di medicina energetica vibrazionale proposta dai fratelli Huneke. Secondo costoro l’iniezione di anestetici locali entro aree di disturbo energetico (campi di interferenza) scuoterebbe i cortocircuiti cellulari aiutando a regolare l’energia biologica e ottenendo la soluzione di centinaia di malattie” [13]. Egli perciò giudica la TNH orfana di basi scientifiche di fatto indicando chi la professi quale scappato di casa (dalla comunità scientifica) che ricorre ad argomenti ingannevoli per agganciare i pazienti. Una prima sconfessione del suo giudizio, seppure indiretta, proviene dalla caratura di numerosi personaggi che nel corso degli anni hanno apposto la firma sui contenuti scientifici delle Terapie con Anestetici Locali (TAL) in generale e, in particolare, della TNH. Con i relativi meriti e titoli accademici molti sono stati menzionati in altre parti del sito, specialmente nelle ultime righe del capitolo (11b), ma un breve richiamo almeno su alcuni di essi può tornare utile. A confermare l’efficacia della terapia con procaina per via sistemica (08a) Fritz Eicholtz, autore di un testo accademico di Farmacologia, diresse la Cattedra di Farmacologia dell’Università di Heidelberg. Egli fu il primo a descrivere le relazioni tra la midollare surrenalica e i neuroni simpatici postgangliari e a inaugurare studi sugli effetti tossici di farmaci e di alimenti inadeguatamente trattati e conservati. I suoi risultati sull’efficacia terapeutica della procaina furono confermati dal Direttore dell’Istituto di Fisiologia dell’Università di Friburgo, il professor Albrecht Fleckenstein. Quest’ultimo, pioniere nello studio dei canali transmembranari del calcio e ideatore del meccanismo di sintesi dei preziosi farmaci calcio-antagonisti, fu autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche. Originalissimo esemplare di “scappato di casa”, Fleckenstein riscosse il Premio Ernst Jung per l’eccellenza nelle scienze biomediche e l’Albert Einstein World Award of Science, quattro lauree honoris causa, la Gran Croce dell’Ordine del Merito della Repubblica Federale Tedesca e il premio “For Outstanding Cardiological Research” della Sezione Europea della Società Internazionale per la Ricerca Cardiaca. L’otoiatra Dietrich Norbert Plester diresse la Clinica Universitaria di Tubinga e gettò le basi della moderna microchirurgia otologica. Tra le sue ricerche brillarono anche quelle sugli effetti terapeutici della procaina sul Sistema Nervoso Vegetativo (SNV). L’accademico romeno Thoma Ionescu conquistò fama mondiale per le innovazioni che apportò nell’anestesia spinale e negli approcci chirurgici e fu membro emerito dell’Accademia di Medicina di Parigi e della Società Internazionale di Chirurgia. Nel 1897 segnalò l’efficacia terapeutica della resezione chirurgica del Ganglio Stellato nel trattamento dell’angina pectoris identificando per la prima volta un nesso tra attività neurovegetative e patologie cardiache. Poco dopo l’accademico Daniel Danielopolu, suo connazionale, dimostrò che l’infiltrazione con procaina del Ganglio Stellato esprimeva efficacia terapeutica pari alle simpaticectomie di Ionescu. Anche oggi nelle più accreditate riviste di fisiopatologia cardiovascolare troviamo l’indicazione al Blocco del Ganglio Stellato con Anestetici Locali (BGSAL) per numerose malattie cardiache di tipo ischemico e/o ritmologico (14). Geniale pioniere della Chirurgia Vascolare e della Neurochirurgia, René Leriche ricevette tali riconoscimenti che il suo Paese gli rese onore con busti marmorei negli atenei e francobolli, con targhe e medaglie recanti la sua effigie. Egli plasmò una formidabile generazione di clinici e sperimentatori e si appassionò a un’evidenza di cui non riuscì a trovare spiegazione: la somministrazione di AL su un ganglio simpatico, un tronco nervoso o una cicatrice poteva tradursi in un miglioramento clinico importante e durevole. Pur non disponendo delle conoscenze che oggi la Biologia Molecolare avrebbe potuto offrirgli non chiuse gli occhi di fronte a quell’evidenza e sollecitò la diffusione dell’impiego terapeutico (oltre che anestesiologico) degli AL. In linea con gli insegnamenti di Leriche hanno sfilato illustri accademici come John Joseph Bonica, Daniel Moore, Alonzo Palm Winnie, Michael Cousins, Phillip Brindenbaugh, Patrik Edward Powell, sir Robert Macintosh e tanti altri. Tra i personaggi che parteciparono all’avventura scientifica della TNH si distinse anche Manfred Zimmermann, Direttore del Dipartimento di Fisiologia del Sistema Nervoso Centrale dell’Università di Heidelberg. Questi fu insignito del Premio René Leriche per i suoi studi sui meccanismi algogenetici avendo redatto testi di Terapia del Dolore tradotti in molte lingue, per essere stato per anni ai vertici della IASP e visiting professor presso le Università di Melbourne e di Siena. Zimmermann pubblicò numerosi articoli sulla TNH, a cui era appassionato, e sui suoi lati ancora poco conosciuti. Anch’egli dedito allo studio dei meccanismi sottostanti alla TNH, l’olandese Harry Lamers è blasonato accademico della Facoltà di Biologia Cellulare Molecolare dell’Università di Utrecht famosa per le ricerche sulla catena respiratoria mitocondriale, i canali ionici e le enzimopatie. Più recentemente Markus Hollmann (primario presso l’Ospedale Universitario di Amsterdam) e Tobias Piegeler (primario presso l’Ospedale Universitario di Leipzig) sono in testa nel mondo in quella Medicina Perioperatoria inaugurata da George Washington Crile largamente basata sull’impiego terapeutico e preventivo degli AL ischemico e/o ritmologico (09). Entrambi conducono programmi didattici di altissimo livello e firmano articoli di grande impatto sull’uso terapeutico degli AL per via sistemica illustrando i loro effetti sui Recettori Accoppiati alla Proteina “G”: si tratta di una linea di ricerca che già ha dato buoni frutti e che apre ad aspettative molto promettenti. Il contributo offerto da tutti i personaggi menzionati partì dalle rispettive competenze specialistiche (Chirurgia, Reumatologia, Traumatologia, Terapia Intensiva, Allergologia, Dermatologia, Algologia, Ginecologia, Oftalmologia, Otorinolaringoiatria, Endocrinologia, Medicina Interna, eccetera) che dall’incontro con la TNH trassero tutte notevole arricchimento. Questo aspetto spiccatamente trasversale che coglie in pieno quanto di biologicamente aspecifico risiede in ogni disciplina specialistica è disinvoltamente adulterato dalla superficialità del nostro dietista paludato da censore quando accusa la TNH di panaceismo: “…ottenendo la soluzione di centinaia di malattie” (sic!).
Se non altro per le illustri paternità e le degnissime progenie la TNH non può essere considerata la figlia di un dio minore ma se gli argomenti genealogici non dovessero bastare è sufficiente guardare alla realtà: da anni in Europa e in Sudamerica sempre più numerosi istituti accademici danno vita a vivaci linee di ricerca e a programmi di insegnamento di TNH.
A meritare la nostra attenzione (ancora solo per pochi minuti) sono il menzionato dietista e lo psichiatra suo editore. Ricerche condotte nella letteratura su tutte le scienze della vita nel trentennio ‘70-‘90 del XX° Secolo non trovano la firma del primo in calce ad alcuna pubblicazione se si eccettua un altro volumetto, “Mystical Diets”, anch’esso edito con il dichiarato scopo di proteggere i consumatori dalle truffe dietetiche. Probabilmente, pur essendo ignoto al mondo della ricerca, un gene dominante promuove nel dietista l’impulso protettivo di Pinocchio dalle astuzie del Gatto e della Volpe e la sua fronte, mai disonorata dal sudore, ha potuto così dispensare saggi consigli ai consumatori! Dall’epilogo dei suoi due volumetti si apprende che il suo “impegno scientifico (sic!) è stato possibile grazie all’istituzione di un centro studi dedicato al tema” (sic!). Interessante è anche l’identità di coloro che egli stesso indica quali suoi “generosi finanziatori” (sic!) a cui, unitamente al suo editore-psichiatra, indirizza “calorosi ringraziamenti” (sic!). Tra questi la John M Olin Foundation, la Smith Richardson Foundation, la Lynde and Harry Bradley Foundation e la Pfizer incorporated. La Pfizer è l’azienda farmaceutica più grande al mondo nota anche per la sua capacità di condizionare il mercato globale ma gli altri finanziatori meritano non minore attenzione. “Fondazione” è il termine che designa enti senza scopo di lucro costituiti per sostenere con il proprio patrimonio iniziative di pubblica utilità. Con una breve ricerca si scopre quante strade ne conducono alcune in prossimità di quel lucro da cui, nei regolamenti statutari, dichiararono di volersi tenere distanti. Secondo fonti che sembrano attendibili le fondazioni a cui viene espressa tanta riconoscenza dal duetto dietista-psichiatra sostengono progetti a favore di istituzioni legate a grandi imprese private americane (anzitutto a quelle connesse ai fondatori) attive nella farmaceutica, nelle assicurazioni, nella produzione di alimenti, nell’agronomia, eccetera. Esse tutte, associandolo a un imprecisato concetto di “libertà”, sventolano il vessillo del modello economico ove la speculazione finanziaria allergica a qualsiasi regola supera di molto la ricchezza generata dal lavoro. Per più colma misura indagini condotte dal giornalismo d’inchiesta hanno comprovato che le citate fondazioni erogano ingenti somme con finalità non esattamente filantropiche a spregiudicati “gruppi di esperti” attivi, tra l’altro, come produttori e diffusori di fake news [3][10][14]. Non è facile comprende la ragione per cui industrie e fondazioni animate dalle descritte fattispecie di sensibilità verso la pubblica utilità siano animate dall’impulso di proteggere i consumatori dalle ingannevoli offerte sanitarie e dietetiche! Sta di fatto che mentre il professor Manfred Zimmermann e altri pari suoi erano impegnati in ricerche scientifiche sul background del CdD-TN scoperto dagli Huneke il nostro dietista (lui sì, scappato di casa e orfano di conoscenze scientifiche) sperimentava la fortuna di imbattersi in prodighi genitori adottivi. Anche il motivo per cui nel 1994 lo psichiatra americano abbia affidato al suo semianalfabetismo il compito di distinguere le medicine scientifiche da quelle metafisiche resta avvolto nel mistero: si tratta infatti di materia delicatissima la cui trattazione richiede vasta cultura scientifica e antropologica, profonda conoscenza dei singoli oggetti esaminati e dei loro rispettivi contesti oltre a una capacità di giudizio esercitata con equilibrio e libera da pregiudizi e conflitti di interessi. Forse prima di metterci la faccia lo psichiatra-editore intese saggiare di quale fortuna avrebbe goduto la sua iniziativa? Forse il testo che portò la firma del dietista fu vergato sotto la sua dettatura? In ogni caso quello di ergersi a “paladino dei consumatori contro le frodi sanitarie” era già da tempo nei progetti dello psichiatra: nel 1983 aveva fondato il National Council Against Health Fraud e sarebbe poi divenuto amministratore del sito web Quackwatch, anch’esso nato con la finalità di “mettere all’indice le medicine metafisiche e fraudolente” (sic). Rispetto al dietista gli va riconosciuta maggiore confidenza con qualche tema scientifico (è pur sempre specialista in Psichiatria) ma la descrizione che rende della TNH nel suo “Index of Questionable Treatments” del 2013 suggerisce che non abbia mai messo piede in un ambulatorio ove la metodica sia professata seriamente: “Approccio bizzarro che si dice tratti il dolore e la malattia iniettando anestetici locali in nervi, cicatrici, ghiandole, punti trigger e altri tessuti” (sic!) [2].
“I blocchi con Anestetici Locali vengono effettuati su punti trigger muscolari, cicatrici e tronchi nervosi…. determinano miglioramenti che perdurano oltre la durata degli effetti farmacologici. Si è concordi nell’interpretare questi effetti come secondari all’interruzione di meccanismi automantenentesi per via riflessa… nei dolori con disfunzione simpatica possono essere realizzati blocchi simpatici a differenti livelli… la loro efficacia sembra tanto maggiore quanto più precocemente vengono effettuati”. Queste ultime righe (risalenti al 1993: un anno prima rispettivamente del libretto del dietista e vent’anni prima dell’Index dello psichiatra) non furono vergate da medici fraudolenti applicati a terapie metafisiche e neppure da neoromantici professanti la TNH ma dagli anestesisti algologi François Boureau, Jean François Doubrère e Mai Luu, attivi presso il Centre d’Evaluation et de Traitement de la Douleur dell’ospedale parigino Saint-Antoine: rappresentano il loro contributo alla redazione dei volumi di Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore della prestigiosa Encyclopédie Médico-Chirurgicale della casa editrice Elsevier [4]. Non desti sorpresa l’origine anestesiologica degli argomenti prodotti dai francesi che oggettivamente convalidano la TNH: in altra parte di questo sito è già stato descritto come le applicazioni anestesiologiche e quelle terapeutiche degli AL siano nate nello stesso sacco vitellino e come sovente abbiano assunto la funzione di vasi comunicanti con il trasferimento di conoscenze da un fronte all’altro (04). Ancora prima di pronunciare le loro sentenze a tutela dei consumatori il duetto dietista-psichiatra risulta perciò clamorosamente smentito dalla quella stessa scienza di cui si era proclamato difensore. A questo punto è giusto anche sottolineare che la paziente ricerca nella letteratura medico-scientifica degli ultimi sessant’anni non dà luogo al reperto della pubblicazione di un sola ricerca che porti la firma dello psichiatra-editore che abbia avuto come tema gli AL, il SNV, il Sistema Immunitario, la fisiopatologia del dolore, la Vulnologia o altri argomenti connessi!
Alcuni aspetti del contenuto illustrato in questo paragrafo suscitano sconcerto. Anzitutto potrebbe indignare la sperequazione tra ciò che è riservato ai medici quanto alle responsabilità che si assumono e la facile legittimazione di notizie infondate su temi sensibili diffuse da “opinionisti” discutibili come quelli citati. Le loro argomentazioni addotte a detrimento della TNH sono basate esclusivamente sulle ingenue dichiarazioni di stampo tardo-romantico che Ferdinand Huneke formulò negli anni Quaranta del XX° Secolo per spiegare la natura del CdD (oggi “TN”) e del Fenomeno del Secondo (FdS) mentre nessuna attenzione è stata da essi riservata al ricchissimo percorso che ha preceduto, accompagnato e fatto seguito a quell’esperienza. In buona sostanza costoro hanno goduto di generosi finanziamenti e di grande visibilità in web confondendo la scienza con l’antiquariato mentre il medico che non sia in regola con i crediti formativi finalizzati al continuo aggiornamento scientifico può vedere sospesa l’abilitazione professionale e la protezione assicurativa! Se una parte delle energie impiegate a costruire il proprio scranno lo psichiatra-editore l’avesse spesa a studiare alcuni aspetti del Referred Pain avrebbe appreso che le apparenti bizzarrie del dominio spazio/temporale tra stimolo e risposta (incomprensibili per chi, come lui, disserta di TNH senza conoscerla) sono fenomeni tutt’altro che inconsueti. L’effetto abscopal, ad esempio, rappresenta un’ulteriore bizzarria del dominio spaziale tra stimolo e risposta il cui meccanismo sottostante è ancora sconosciuto: il trattamento radiante della massa originaria di un carcinoma che dia luogo alla riduzione del suo volume può indurre un’analoga risposta nelle ripetizioni metastatiche, seppure molto distanti da essa, talora fino alla loro scomparsa. Gli studiosi si guardano bene dall’ignorare il fenomeno o farne oggetto di irrisione per il fatto che, analogamente al CdD-TN, non è un evento prevedibile e che può esibire “strane” manifestazioni spazio-temporali.
Ad alcuni sarà parso eccessivo lo spazio che è stato qui dedicato al duetto dietista-psichiatra ma risulta incomprensibile che nel cercare in web notizie sulla TNH nelle prime comunicazioni risalti il contenuto delle pubblicazioni che portano la loro firma: con tutto ciò che di utile e valido avrebbe potuto essere offerto sulla storia, la prassi e il background scientifico della TNH si dichiara anzitutto che “non esistono prove scientifiche della sua efficacia” (càspita, lo sostiene nientemeno che il menzionato duetto!) e che “specie quando si effettuino le infiltrazioni più invasive la sua applicazione può comportare rischi per la salute” (sic!). Sull’inconsistenza scientifica dei due opinionisti già è stato detto abbastanza: sono loro gli “scappati di casa”, gli orfanelli che si sono gettati tra le braccia di munifici finanziatori adottivi. Passiamo all’altro punto. Premesso che non esiste atto medico del tutto esente da rischi, a sostegno dell’alert lanciato in web sui rischi per la salute provenienti dalla TNH sono offerte solo pochissime voci bibliografiche il cui impact factor è pressochè pari a zero che descrivono due-tre singoli casi di complicazioni osservati nel mondo! Da oltre un quarantennio chi scrive professa intensivamente la metodica senza mai avere arrecato un danno ad alcuno e può dichiarare che non è facile identificare altri approcci terapeutici in cui il rapporto tra benefici e rischi sia così vantaggioso. Nel periodico confronto con i Colleghi questo dato viene complessivamente confermato e va detto che oggi in tutto il pianeta scuole di formazione (alcune delle quali di livello accademico) preparano accuratamente generazioni di professionisti dotandoli di sapienza e di ottime capacità operative.
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