23 Gen 04. Due sorelline nello stesso sacco vitellino: le origini dell’Anestesia Locale
Claudio Dell’Anna
Già vent’anni prima che si manifestasse un largo interesse per le possibili applicazioni della cocaina come Anestetico Locale (AL) alcuni avevano già mosso i primi passi su quel terreno. Nel XIX° Secolo la laurea in Medicina conseguita a Parigi o a Vienna (le metropoli europee “stelle polari” delle arti e delle scienze) era considerata molto più prestigiosa di quella conseguita in ogni altra parte del mondo. Per questo, dopo aver letto la pubblicazione di Friedrich Wӧhler del 1860 sull’isolamento della cocaina dalle foglie di coca del Perù, il giovane maggiore medico dell’esercito peruviano Thomas Moreno y Maïz ottenne dal suo comando il permesso di partire per l’Europa a replicare la sua laurea anche a Parigi. Nel 1866 discusse la tesi sperimentale “Rechèrches chimiques et physiologiques sur l’érythroxylum coca du Pérou et la cocaïne” che venne pubblicata due anni dopo [23]. La ricerca che Moreno condusse e che descrisse nella sua tesi presentava due grandi pregi: anzitutto fu tra le prime in cui venne impiegata la siringa, strumento da poco realizzato dall’ortopedico francese Charles Pravaz, che gli consentì di effettuare le prime iniezioni sottocutanee e tronculari su ratti e rane americane. Inoltre egli condusse i suoi studi secondo i criteri metodologici indicati da Claude Bernard, l’illustre padre della Fisiologia Sperimentale. Moreno iniziò la discussione della tesi con la descrizione degli effetti sistemici seguenti alla somministrazione di alte dosi di cocaina (l’insorgenza di midriasi, di crisi epilettiche e di alterazioni delle sensibilità) dimostrando che a queste ultime non corrispondeva alcuna sofferenza spinale. In un altro esperimento condotto su cavie produsse la transitoria paralisi del settore somatico ove il tessuto sottocutaneo era stato infiltrato con soluzione di cocaina. Egli iniettò la soluzione in arti di rana esclusi dalla circolazione sanguigna generale mediante legature dimostrando così che l’effetto anestetico locale della soluzione di cocaina sui nervi periferici costituiva un fenomeno del tutto indipendente dai suoi effetti sistemici. Infine mostrò come l’iniezione nella zampa di rana preparata per evitare la diffusione della soluzione in altri distretti bloccasse per quaranta minuti ogni movimento dell’arto anche in risposta a stimoli dolorosi. In sostanza Moreno realizzò su modelli animali il “blocco sensoriale” per infiltrazione di soluzione di cocaina sul tronco di un nervo periferico: un risultato del tutto analogo a quello che vent’anni dopo, con grande clamore, il chirurgo americano William Stewart Halsted avrebbe conseguito sull’uomo. Nelle pagine conclusive della sua tesi, riferendosi alla cocaina, Moreno pose la domanda: “considerati i risultati potrà mai qualcuno impiegarla come anestetico locale? Con un numero così esiguo di esperimenti al momento non possiamo stabilirlo, sarà il futuro a decidere”. Egli formulò il quesito quasi alludendo a un’eventualità assai remota poichè evidentemente non si era reso conto di avere anticipato i fondamenti di quell’Anestesia Locale che di lì a poco si sarebbe affermata in tutto il mondo. Per quanto possa apparire bizzarro né la commissione esaminatrice, che pure premiò la tesi con il massimo dei voti, né lo stesso Moreno intuirono lo straordinario valore di quei contenuti e la vicenda si concluse nel banale rito della discussione di una qualsiasi tesi di laurea in Medicina. Non è del tutto chiaro il motivo della caduta nel vuoto di un oggetto tanto interessante senza che sia stata formulata neppure la richiesta di replica degli esperimenti descritti o del loro passaggio dai modelli animali all’uomo. Forse nella vicenda ebbe qualche peso il fatto che gli esaminatori erano illustri accademici francesi mentre Moreno era un perfetto sconosciuto dalla pelle olivastra venuto da un paese lontano o forse fu lo stesso Moreno, magari più interessato agli effetti sistemici che a quelli loco-regionali della cocaina, a esporre i suoi argomenti come se non contenessero interessanti implicazioni. Moreno concluse la discussione della sua tesi con la massima di Claude Bernard che recita “Nel metodo sperimentale, come in ogni altra circostanza, il solo criterio valido è la ragione” [23] ma il lume della ragione da lui stesso invocato non riuscì a condurlo alla comprensione di quanto importante fosse il contenuto della ricerca che aveva appena discusso. Chi scrive si trova d’accordo con gli studiosi che giudicano quello di Moreno un appuntamento mancato con la nascita dell’Anestesia Locale ed è verosimile che copie della sua tesi siano circolate presso alcuni ambienti medici entro e fuori la Francia partecipando a determinare la fortuna di altri [20].
Nel 1876 a San Pietroburgo si laureò in Medicina Vasili von Anrep, rampollo di una famiglia originaria della lontana Westfalia dalle radicate tradizioni militari che egli stesso onorò prestando servizio come medico militare durante la Guerra Russo-Turca del 1877. L’anno seguente si recò presso l’Università tedesca di Wurzburg ove sotto la direzione del professor Michael Rossbach condusse ricerche sulle prorietà degli alcaloidi. Nel 1880, dopo solo quattro anni dal conseguimento della laurea, Vasili segnalò alcuni aspetti farmacologici della cocaina suggerendone l’uso pre-chirurgico come Anestetico Locale (AL). In particolare egli descrisse la tecnica delle anestesie locali di alcuni tronchi nervosi, specie dei nervi intercostali, e gli effetti seguenti all’infiltrazione del tessuto sottocutaneo [1]. Anch’egli anticipando di alcuni anni gli americani Halsted e Hall suggerì nella sua pubblicazione i possibili vantaggi dell’impiego razionale delle soluzioni di cocaina tanto sul piano anestesiologico pre-chirurgico che su quello del contrasto al dolore. Impiegando le prime rudimentali siringhe per iniettare soluzioni di cocaina von Anrep fu il primo in assoluto a realizzare con regolarità anestesie locali sull’uomo e a intuirne l’importanza ma le sue pubblicazioni ebbero una diffusione talmente limitata da rimanere sconosciute fino ad anni molto recenti. Secondo alcune fonti questo sarebbe accaduto per la sua sottovalutazione dell’importanza dei contenuti della sua stessa pubblicazione del 1880 (di cui non sollecitò mai la divulgazione) e per la scelta di redigere in russo il suo articolo del 1884 sulla rivista “Vrach” quando in Europa la lingua condivisa dalla comunità scientifica del tempo era quella tedesca [1][28]. Poco dopo Von Anrep volle orientarsi verso la carriera politica che nel 1904 lo condusse alla carica di Primo Ispettore del Ministero della Sanità ma nelle tumultuose vicende della Russia dei primi anni del Novecento si trovò schierato con i perdenti e fu costretto a fuggire dapprima a Londra e poi a Parigi ove morì nel 1927.
Le esperienze di Thomas Moreno e di Vasili von Anrep sarebbero rimaste nell’ombra ancora a lungo ma, ugualmente, nell’ultimo ventennio dell’Ottocento presero a correre nel mondo scientifico europeo notizie che ben presto condizionarono molti aspetti della Medicina: l’attenzione di un numero crescente di medici si stava polarizzando sulla capacità dell’alcaloide estratto dalla coca di indurre l’anestesia locale. Poche gocce di una debole soluzione di cocaina poste sulla superficie di una mucosa inducevano una sospensione delle sensibilità ben più prolungata e profonda di quella indotta dagli impiastri a base di foglie di coca. Nonostante questa evidenza la difficoltà che in Europa e nel Nord America si incontrava a reperire la cocaina (e i suoi alti costi) fece perdurare a lungo l’uso di applicare poltiglia di foglie di coca a contatto delle gengive prima dell’estrazione di un dente o in caso di persistente dolore orodentale. Tra gli odontoiatri che riuscirono a procurarsi la cocaina alcuni la miscelarono all’arsenico per ottenere necrosi pulpari senza provocare dolore. Questo suggerì di applicarla prima di ogni atto chirurgico contro il dolore operatorio ma alcuni formularono la previsione (poi dimostratasi esatta) che le finalità antalgiche peri-operatorie e post-operatorie potessero essere perseguite sinergicamente. In sostanza al tramonto del XIX° Secolo la cocaina stava dando forma contemporaneamente, quasi fossero due sorelline nello stesso sacco vitellino, all’Anestesia Locale pre-chirurgica e alle Terapie con Anestetici Locali (TAL). In altri capitoli vedremo come, nel corso del tempo, le due attività abbiano registrato differenze nel grado di popolarità e nella distribuzione geografica (con maggiore sviluppo della prima rispetto alla seconda). La consanguineità dei due fronti di applicazione e la parità del loro valore scientifico emergono dai numerosissimi manuali di Anestesia Loco-Regionale (ALR) pubblicati nel corso di oltre un secolo fino a oggi: senza eccezioni tutti indicano che per impiego degli AL esistono indicazioni anestesiologiche e terapeutiche.
Dopo alcuni anni le nozioni relative a quella nuova materia medica si estesero dalla vecchia Europa al Nuovo Continente, all’Australia e alla Nuova Zelanda ma la maggior parte delle fonti collocano le sue origini nella Vienna della seconda metà del XIX° Secolo, centro di gravità di una Mitteleuropa gravida di sconvolgimenti epocali e capitale dell’immenso Impero Asburgico. Questo stava scivolando verso la completa dissoluzione e tuttavia ancora presentava uno smalto che non lasciava presagire l’imminente catastrofe: accoglieva pittori, architetti, musicisti, letterati e scienziati (tra cui numerosi illustri medici) e la vivacità del confronto sul piano artistico e scientifico sembrava amplificata dalle diverse loro origini geografiche. Tanta dinamicità culturale era favorita anche dalla disponibilità di notevoli risorse economiche da parte della municipalità che tra i tanti progetti innovativi finanziò una ferrovia urbana lunga cinquanta chilometri che fu motivo di vanto per l’ingegneria viennese nel mondo. L’affluenza di soggetti di varie appartenenze etniche, religiose e sociali generò anche occasioni di conflitto e in quel crogiuolo intellettuale l’antisemitismo depose le sue uova nell’attesa della completa schiusa che sarebbe avvenuta, con le sue tragiche conseguenze, negli anni Venti-Trenta del XX° Secolo. L’intenso scambio tra culture diverse permise la nascita di stili artistici originalissimi come l’Art Nouveau (o “stile Liberty”) ma non elencherò gli artisti che parteciparono a realizzare la grandezza di Vienna: mi limiterò a una veloce carrellata sulle eccellenze espresse nel settore della Medicina. Quando mancavano pochi decenni alla conclusione del XIX° Secolo la capitale dell’Impero Austro-Ungarico, sottraendo il primato a Parigi, era divenuta la stella polare per i medici di tutto il mondo. Anzitutto brillava l’efficienza delle sue istituzioni sanitarie: la Corte per gli Affari Medici (l’equivalente del Ministero della Sanità) coordinava le attività dell’Università, dell’Ospedale Generale di Vienna, dell’Accademia Viennese delle Scienze e della Società dei Medici Viennesi. Vi si stabilirono molti tra i migliori medici d’Europa accolti da una intraprendente laicità di stampo illuminista e positivista. Nel 1896 Sigmund Freud propose al mondo la Psicoanalisi e tre anni dopo pubblicò “Interpretazione dei sogni”. Il chirurgo tedesco Albert Theodor Billroth, pioniere della chirurgia addominale, concepì un intervento di chirurgia gastrica che sarebbe stato praticato in tutto il mondo per molti anni. Tra i primi a riconoscere l’importanza dell’Anatomia Patologica, a quel tempo poco considerata, il medico e filosofo Karl von Rokitansky stabilì solide correlazioni tra le obiettivazioni rilevate in corso di esame autoptico e il quadro clinico che in vita era stato manifestato. Egli realizzò così per la prima volta quella sistematica interazione tra le attività cliniche e gli esami patologici che costituisce uno dei principali pilastri della Medicina dei nostri giorni. Il ceco Josef Škoda, studioso di semeiotica, pubblicò l’apprezzatissimo “Abhandlung über Percussion und Auscultation”. Il dermatologo moravo Ferdinand von Hebra, fondatore della Scuola Viennese di Dermatologia, gettò le basi della moderna Dermatologia Clinica. L’elenco di medici talentuosi operanti in quel periodo a Vienna potrebbe essere assai lungo. Facendo torto a quanti che, per necessità di sintesi, non possono essere menzionati concludo la rassegna con l’ungherese Ignác Fülöp Semmelweis che passò alla storia come “salvatore di madri” per il contributo alla comprensione dei meccanismi della febbre puerperale e alla sua prevenzione. A quella vicenda scientifica e umana Louis-Ferdinand Céline dedicò uno struggente racconto che discusse sotto forma di tesi della sua laurea in Medicina nel 1924 [6].
In quell’effervescente ambiente scientifico si muoveva anche Karl Kӧller, giovane oculista boemo di origini ebraiche. Collega di studi di Freud presso l’Università di Vienna, di lui si diceva che avesse un temperamento spigoloso e che il suo orgoglio soffrisse nel percepirsi quale figura “di seconda fila” tra tanti medici illustri. Un giorno un suo collega, tale Fritz Zinner, con tono sprezzante lo apostrofò ricevendone in risposta un pugno in faccia. Zinner commise uno sbaglio ancor più grave sfidando Kӧller a misurarsi con la sciabola perché nel confronto riportò due profonde ferite. Anche se il codice penale austro-ungarico vietava i duelli l’episodio non ebbe conseguenze sul piano giudiziario quanto su quello accademico poiché l’oculista boemo fu costretto a rinunciare ai suoi progetti di carriera universitaria. Egli comunque continuò a occuparsi di Oftalmologia ossessionato da un tarlo: aveva compreso che, a causa dei movimenti involontari con cui l’occhio risponde a stimoli anche minimi, la chirurgia oftalmica avrebbe potuto svilupparsi solo quando fosse diventato possibile anestetizzarlo ma non riusciva a trovare la strada per conseguire quel risultato. Per mesi aveva sperimentato senza soddisfazione soluzioni di cloralio idrato, morfina e altre sostanze finché un giorno non ebbe modo di apprezzare l’effetto anestetico locale della soluzione di cocaina applicata su una ristretta porzione della sua lingua. Provò allora ad applicare alcune gocce di soluzione in uno degli occhi di una rana: poco dopo la stimolazione corneale dell’occhio trattato non elicitava più alcuna reazione difensiva mentre in quello non trattato la normale risposta riflessa restava perfettamente evocabile. L’esperimento fu ripetuto numerose volte con risultati analoghi su conigli, cani, amici e colleghi consenzienti. Come avveniva a quei tempi Kӧller sperimentò anche l’automedicazione e finalmente concluse che non solo si trattava della prima anestesia locale della superficie oculare ma anche, in assoluto, della prima anestesia locale della storia. Poco tempo dopo la sua scoperta gli consentì di effettuare il primo intervento di cataratta. Non potendo partecipare personalmente al convegno della Società Tedesca di Oftalmologia che si sarebbe tenuto a Heidelberg nel settembre del 1884 affidò al collega triestino Joseph Brettauer l’incarico di comunicare la sua scoperta ai congressisti [16] e un mese dopo egli stesso potè presentare la sua esperienza alla Società Medica di Vienna. Le indicazioni di Kӧller si dimostrarono di facile applicazione e in breve l’anestesia locale oftalmica conquistò il mondo regalandogli prestigio, ricchezza e fama internazionale. Secondo alcune fonti la necessità di sottrarsi all’antisemitismo, che a Vienna stava assumendo le proporzioni di un’onda minacciosa, nel volgere di pochi anni lo condusse dapprima nei Paesi Bassi, poi in Inghilterra e infine negli USA ove si stabilì definitivamente. Secondo altri autori [12] è improbabile che siano stati motivi di ordine razziale a sollecitare la partenza di Kӧller dato che in quello stesso periodo presso l’Università di Vienna erano ancora attivi molti docenti di origini ebraiche come lo stesso primario del suo Dipartimento di Oftalmologia: il professor Isidor Schnabel, anch’egli boemo come Kӧller. Data l’accoglienza entusiastica riservatagli ovunque si fosse recato e la sua disponibilità a tenere conferenze pubbliche persino a ritmo quotidiano si determinò una rapidissima circolazione delle notizie sulla sua esperienza e una trepidante crescita di aspettative intorno a un’attività che ancora attendeva di assumere una forma compiuta: l’Anestesia Locale. Gli ambienti scientifici statunitensi furono i primi a comprendere l’importanza della sua scoperta e nel 1922, a distanza ormai di trentasette anni dalla sua prima comunicazione, l’American Ophthalmological Society gli conferì la “Lucien Howe Medal”. Nel 1887 Kӧller scelse di stabilirsi definitivamente a New York ove, ricco e famoso, visse per altri cinquant’anni. In breve tempo, per merito dell’illustre chirurgo newyorkese William Stewart Halsted, la Johns Hopkins University di Baltimora produsse le prime pubblicazioni sull’uso delle soluzioni di cocaina come Anestetico Locale (AL) in Odontoiatria e in Chirurgia Generale.
Improvvisa e devastante la Prima Guerra Mondiale sarebbe esplosa di lì a poco travolgendo l’Europa e la Vienna di Kӧller, di Billroth e di Rokitansky. Essa inghiottì rapidamente la ricchezza ornamentale nouveau che aveva vestito di eleganza la Vienna di fine Secolo e tutta la ricca cultura mitteleuropea da cui aveva tratto origine. Non restò alla capitale dell’Impero alcuno dei lusinghieri primati artistici e scientifici che fino a poco prima l’avevano resa grande. Il riconoscimento da parte della comunità scientifica internazionale e l’enorme riscontro mediatico di cui Karl Kӧller ebbe a godere promossero la veloce e capillare diffusione in tutto il mondo dell’Anestesia Locale ma l’analisi della letteratura medica di quel tempo fa sorgere dubbi circa l’attribuzione della paternità della scoperta all’oculista boemo persino riguardanti la sola anestesia locale a contatto in ambito oftalmico. Tanto per cominciare l’oftalmologo viennese Leopold Königstein, anch’egli come Kӧller sollecitato da Sigmund Freud a cercare in quella direzione, era stato tra i primi a condurre ricerche sugli effetti della cocaina sui nervi corneali e i vasi sanguigni dell’occhio e ne aveva pubblicato i risultati nel 1877, sette anni prima della scoperta attribuita a Kӧller [17]. Nel 1884, poco dopo la diffusione della notizia dei risultati di Kӧller, il New York Medical Journal pubblicò che l’oftalmologo Simon Carl Bull aveva già effettuato centocinquanta anestesie oftalmiche pre-operatorie impiegando soluzioni di cocaina [4] e si può immaginare che questi abbia iniziato le sperimentazioni assai prima della data della sua pubblicazione, molto prima perciò anche della segnalazione di Kӧller. Lo stesso si può dire a proposito di Jakob Hermann Knapp, oftalmologo e otorinolaringoiatra prussiano stabilitosi negli USA, che aveva eseguito anestesie locali oftalmiche a contatto e infiltrato il ganglio ciliare con soluzioni di cocaina e che nello stesso anno della scoperta di Kӧller ne aveva pubblicato i risultati in un trattato di Oftalmologia [15]. Nello stesso 1884, sul filo di lana del primato della scoperta dell’anestesia locale, sono reperibili pubblicazioni di oftalmologi europei e americani e di otologi, rinologi e laringoiatri francesi, svizzeri e austro-ungarici sulle possibili applicazioni di cocaina come AL nelle loro rispettive attività specialistiche [10][14][18][19][22][24]. Ulteriori prove documentali che sembrano confutare il primato di Kӧller furono pubblicate l’anno seguente dalla “Revue d’Histoire de la Pharmacie” [9]. In un numero del 1934 della rivista “Anaesthesia of the external ear” il dottor Caspar Hirsch segnalò che l’otologo Emmanuel Zaufel già nel 1884 aveva ottenuto l’anestesia a contatto del timpano e della mucosa dell’orecchio mediante soluzioni di cocaina [11]. Ancora in quell’anno Jean Baratoux pubblicò sulle possibili applicazioni anestetiche di cocaina sulle mucose della faringe e della laringe, del naso e dell’orecchio [2]. Il chirurgo austriaco Edmund Jelinek ricoprì il ruolo di primo assistente del professor Leopold Schrötter von Kristelli presso l’Allgemeine Krankenhaus di Vienna. Insieme a Karl Kӧller e a Sigmund Freud egli faceva parte di quel gruppo di giovani medici che si interessava agli effetti biologici della cocaina. Il 24 ottobre del 1884 presso la Società Medica di Vienna Jelinek pubblicò i primi risultati sull’anestesia per contatto della faringe e della laringe mediante applicazione sulla mucosa di una soluzione di cloridrato di cocaina permettendo grandi progressi della clinica otorinolaringoiatrica. L’impiego della cocainizzazione rese infatti sopportabili alcuni atti diagnostici, anzitutto le faringoscopie e le laringoscopie dirette, e numerosi interventi chirurgici [13]. “Le Siècle” è stato un quotidiano stampato a Parigi tra il 1836 e il 1932 che trattava argomenti politici, letterari e di economia sociale. Il 4 dicembre 1884 (che per l’anestesia locale fu evidentemente un anno cruciale) pubblicò “La cocaïne, un anesthésique à prix d’or” in cui si denunciava che per acquistare un solo grammo di cocaina occorrevano ben dodici franchi e questo rendeva la libertà dal dolore un esclusivo privilegio per ricchi. È difficile immaginare che prima della pubblicazione di un simile articolo l’impiego della cocaina come AL non fosse già noto almeno presso alcuni ambienti medici e forse si può arguire che la categoria professionale che ancor prima e ancor più delle altre aveva iniziato ad avvalersi delle proprietà anestetiche della cocaina sia stata quella degli odontoiatri. In effetti Franz Schneider, odontoiatra presso la corte prussiana, ebbe a segnalare come la sua categoria professionale abbia iniziato a sfruttare l’effetto anestetico locale della poltiglia di foglie di coca, masticate o macerate in alcool, quando la cocaina doveva ancora fare ingresso sulla scena [26]. Il professor Julius Scheff, Preside della Facoltà di Odontoiatria dell’Università di Vienna e autore di un testo universitario, confermò la tesi di Schneider e testimoniò come gli odontoiatri abbiano adottato soluzioni di cocaina, non appena questa era divenuta reperibile, per procedere a cure indolori di carie e a devitalizzazioni [25]. Probabilmente gli odontoiatri sono stati anche i primi a studiare il rapporto tra benefici e rischi dell’impiego medico delle soluzioni di cocaina. Nel Primo Congresso Internazionale di Odontoiatria tenutosi a Parigi nel 1889 l’austriaco Anton Bleichsteiner sottolineò quanto fosse importante il problema delle intossicazioni da cocaina (a quel tempo in Odontoiatria si iniettavano soluzioni tra il 10 e il 20%) e auspicò l’incremento della ricerca delle concentrazioni ottimali per effettuare anestesie locali in sicurezza [3]. Dal febbraio 1887 egli aveva iniziato a impiegare solo modeste quantità di soluzioni di cocaina al 5% sperimentando poi concentrazioni sempre più basse. Nel Congresso di Chicago del 1893 Bleichsteiner segnalò che su quattordicimila iniezioni effettuate impiegando quantità minime di soluzione compresa tra 3% e 5% di cloridrato di cocaina non si era verificata alcuna severa complicazione e che probabilmente sarebbe stato possibile impiegare concentrazioni ancora inferiori [3]. Anche il ricercatore britannico Percy May sperimentò soluzione alcooliche di cocaina con diverse concentrazioni finchè non propose quella del 5% come la più efficace specialmente nei casi di ipersensibilità della dentina [21]. Secondo Boyd Wallis si doveva ricorrere a soluzioni comprese tra 20% e 50% nei casi di sensibilizzazione della dentina, di congestione pulpare o allorchè vi fosse l’esigenza di effettuare un’estrazione [27]. Lo storico della medicina Felix Czeike segnala che nei primi anni del XX° Secolo l’accademico odontoiatra viennese Hermann Theodor Hillischer aveva proposto che la soluzione al 5% di cocaina poteva controllare il dolore da pulpite [6]. È verosimile che la ricerca delle concentrazioni più idonee abbia goduto anche dell’apporto delle ricerche di base di altri studiosi come quelle del britannico George Cunningham che descrisse numerosi effetti biologici dell’iniezione di diverse concentrazioni di soluzione di cocaina negli animali e nell’uomo [7].
Gli argomenti riportati sollecitano interrogativi sulla paternità di Karl Kӧller dell’anestesia locale e, in caso di erronea attribuzione, su quali possano esserne state le cause. Di certo uno dei punti di forza dell’oftalmologo boemo risiedeva nella sua appartenenza al circolo di scienziati, artisti e intellettuali molto influente a Vienna (lo stesso a cui afferivano anche Freud, Königstein e tanti altri, tutti appassionati allo studio della cocaina e al suo consumo). Il prestigio di cui quel circolo godeva potrebbe avere offerto all’oftalmologo boemo un potente megafono di diffusione di notizie sulle sue attività regalandogli un vantaggio mediatico rispetto ad altri (oggi diremmo che il suo “ufficio stampa e pubbliche relazioni” funzionò alla perfezione oscurando i concorrenti). Inoltre, agli occhi della comunità scientifica americana e di larga parte di quella europea, il fatto che egli avesse studiato a Vienna potrebbe avergli procurato un giudizio di maggiore autorevolezza rispetto a tanti altri suoi potenziali rivali laureatisi in altre Università.
Le argomentazioni del capitolo che qui si conclude non hanno la finalità di negare o affermare il primato di Karl Kӧller sulla scoperta quanto piuttosto di offrire l’idea del grande fermento che l’avvento dell’anestesia locale suscitò nella comunità medico-scientifica internazionale.
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